Allattamento: ma come, allatti ancora?

16 gennaio 2013- di

Durante la mia complicatissima fase post parto in cui ritenevo che niente fosse più gravoso, stancante, impegnativo dell’allattamento (una vocina dentro di me aveva iniziato a canticchiare il mantra “non-vedo-l’ora-di-svezzare-mia-figlia-non-vedo-l’ora-di-svezzare-mia-figlia”, appena dopo tre giorni in cui la piccolina si era attaccata al mio seno pieno zeppo di latte ma carente del desiderio di concedere il capezzolo a quella specie di boccuccia-ventosa succhia linfa vitale), ho assistito in tv a un’intervista ad Aldo Busi che dichiarava di avere preso latte dal seno di sua madre fino all’età di cinque anni.

credits: Photoshot

Ora, puoi capire l’entità del mio colpo apoplettico.
Roba da codice rosso se mi fossi presentata in ospedale.
No, dico: cinque anni?!
Anche Valerio Scanu, successivamente, ha confessato di essere stato allattato al seno per i primi 4 anni della sua vita.
E le mie coronarie hanno visto la morte in faccia.
Premettendo che non sono l’esempio massimo di donna/mamma che ama incondizionatamente ogni singolo atto della maternità (dall’allattare, al quotidiano cambio del pannolino, dal preparare pappine molto poco invitanti con la consapevolezza che buona parte di esse verrà rigettata in stile “sputo di lama” in ogni angolo della casa, all’affrontare le simpatiche “nottis interruptis”), trovo che sia esagerato portare all’eccesso la fase dell’allattamento fino all’età prescolare – e oltre – di un bambino.

L’importanza dell’allattamento materno

Pure una snaturata come me ammette l’importanza del latte materno, delle proprietà nutritive che trasmette al bebè (prima fra tutti il rafforzamento del sistema immunitario) e anche che la nostra natura mammifera ci porta spontaneamente a sfamare i nostri figli al seno ma è anche vero che siamo esseri evoluti e, si presume, con la consapevolezza del limite. Il mio dubbio è: l’allattamento prolungato, se oltrepassa i confini dei due anni d’età del bambino, nasconde forse qualche problematica nella madre?
E chi sceglie l’allattamento a oltranza deve farlo con cognizione di causa? Vale a dire, offrire la tetta a un bambino che parla, con arcate dentarie da latte al completo e la voglia di scoprire il mondo,  di spiccare lentamente il volo conquistandosi le sue prime dosi di autonomia, implica inevitabili riscontri psicologici nel bene e (forse più) nel male?
Le mie domande in stile Carrie versione “Mom and the city” potrebbero continuare all’infinito ma quella cruciale è: qual è l’età giusta per smettere di allattare il proprio bambino? Ne esiste davvero una?

Allattare oltre i due anni di età del bambino

Personalmente mi sono data al latte artificiale dopo tre mesi di doloroso allattamento. Prima hanno bussato alla porta le ragadi che cercavo di debellare a colpi di crema cicatrizzante ma la mia battaglia non ha ottenuto la vittoria sperata poiché è sopraggiunta una mastite che mi ha regalato febbre alta e seni infetti che se solo venivano sfiorati da un soffio di vento le mie urla di dolore si sentivano fino in Micronesia.

Perciò l’insostenibile sofferenza fisica mi ha spinto a non coltivare alcun senso di colpa, a riacciuffare il mio amor proprio e fare appello alla prima farmacia per acquistare il latte artificiale. Ho proseguito con serenità e senso di liberazione fisico/psicologica. Mia figlia ora è una bambina sana, robusta, malgrado sfoggi un fisico da ranocchietta di tutto rispetto (ma quello è per ragioni di dna).

E tu, quando hai smesso di allattare? E perché?