Al nido senza traumi: vademecum per un inserimento dolce

Dopo aver trascorso qualche settimana di vacanza avendo a disposizione mamma e papà per 24 ore al giorno, arriva il momento di rientrare al lavoro per i grandi, al nido per i più piccini. Nel nostro caso è un rientro, ma a tutti gli effetti è necessario ripetere in buona parte l’inserimento perché i bimbi così piccoli si disabituano molto velocemente e non possiamo pretendere che riconoscano come familiare un luogo che non vedono da Luglio.

Tra l’altro, paradossalmente, è molto più semplice realizzare l’inserimento nei primissimi mesi di vita (l’anno scorso lo facemmo quando Tobia aveva 4 mesi e mezzo e tutto filò abbastanza liscio) che intorno all’anno, perché a quel punto della loro vita se ne rendono conto, eccome, del fatto che la mamma o il papà escono dalla porta del nido.

E quindi, passandoci per la seconda volta, ho le mie piccole regole per un rientro al nido senza troppi traumi, per il bambino intendo, perché alle mamme e ai papà è quasi impossibile evitare il senso di colpa e la malinconia.

Innanzitutto, cominciare almeno un paio di settimane prima a impostare gli orari del nido. Ad esempio: al nido che frequenta Tobia si mangia alle 11.30 e poi si va a nanna alle 13, e così nei giorni prima dell’inserimento abbiamo adottato gli stessi orari, anche per facilitare un po’ il lavoro delle educatrici. Sarebbe importante anche non modificare i ritmi del bambino durante le vacanze, per questo, pur spostandoci avanti di un’ora, durante l’estate abbiamo mantenuto gli stessi intervalli (pranzo alle 12.30, riposo pomeridiano alle 14, e così via).

È bene informarsi anche rispetto all’alimentazione che viene somministrata al nido, perché non ci siano eccessive differenze nei sapori e nella qualità degli alimenti. Sarebbe controproducente, oltreché poco salutare, abituare i nostri bimbi a pizzette e merendine quando poi all’asilo gli daranno (giustamente) pesce e verdure.

Per il riposo pomeridiano dovremo ricordarci il ciuccio e un oggetto transizionale, se li usa. Sono il collegamento con il momento della nanna a casa, hanno l’odore della mamma e del papà, insomma, fondamentali.

Su tutti gli altri dettagli (vestitini per il cambio, scarpe o calzini antiscivolo, norme igienico sanitarie, orari del servizio) è sempre utile un incontro preliminare con le educatrici o con la coordinatrice pedagogica (uso un femminile un po’ discriminante per gli educatori e i coordinatori pedagogici ma gli uomini rappresentano una netta minoranza in questo ambito lavorativo).

Ed eccoci arrivati al nido, dopo le giornate di osservazione, in cui vi chiederanno di restare dentro al servizio e osservare da lontano il bambino (se è un inserimento dolce, uno dei possibili modelli in uso), arriverà il giorno in cui vi dovrete allontanare per un’ora, due o mezza giornata. Le regole principali sono:

1.  restare un tempo adeguato nella struttura: non dovete scappare ma nemmeno rimanere incollati dentro il nido, le educatrici devono lavorare, gli altri bambini noteranno la presenza di genitori (non i loro però!) e il distacco sarà duro lo stesso.

2. introdurre un elemento di gioco, bando ai saluti strappalcrime: portateli subito in una zona giochi in cui si interesseranno alle costruzioni, gli animaletti di plastica, qualcosa di affascinante e attrattivo.

3. dite sempre che ve ne state andando e che tornerete a prenderli appena possibile, anche se sono piccoli e non vi capiscono. Non scappate di nascosto, non è corretto e i bambini sono persone degne di tutto il vostro rispetto.

Poi loro passeranno una bella giornata di giochi e filastrocche, voi invece vi arrovellerete in ufficio sul tempo che vorreste dedicare a loro e che non potete. Io spesso paragono il tragitto in macchina che percorro in macchina tra l’ufficio e l’asilo agli ultimi chilometri che percorrevo ogni venerdì sera e che mi separavano dal mio fidanzato d’oltralpe (oggi papà dell’erede): ho anche le farfalle nello stomaco. E quando arrivo i suoi baci bavosi (di mio figlio, in questo caso!) mi ripagano di ogni fatica.