Scuola: un valore pedagogico in estinzione

Dall’età di tre anni fino alla soglia dei venti ogni figlio passa una parte rilevante della giornata a scuola, studiando, imparando, confrontandosi, a volte scontrandosi con i pari e con figure adulte diverse da quelle parentali.
Per ciascuno la scuola diventa presto una palestra: si affrontano prove, ci si deve impegnare, si collezionano successi e frustrazioni.

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credits: akahige

Molti arrivano alla meta con soddisfazione, altri con grande sforzo; altri ancora non ce la fanno e si perdono per strada (la dispersione scolastica è in notevole aumento).
La scuola diviene pertanto un palcoscenico dove tutti gli alunni, fin dal primo giorno, portano le loro speranze e le loro trepidazioni, le loro potenzialità e le loro difficoltà, le paure e le rabbie, le esigenze di sperare e conoscere così come la sofferenza e il distacco emotivo. Quando l’insegnante sale ogni mattina su quel palco, si trova davanti tutto ciò.
Cosa può fare per affrontare i bisogni e le difficoltà degli alunni? Come può promuovere benessere senza rinunciare alla trasmissione dei saperi? Come può rendere autonomi e intraprendenti i propri allievi, educandoli al protagonismo, al
rispetto, alla cooperazione, alla corretta gestione delle loro risorse interne? E come può infine operare sul gruppo classe, cercando di colmare il divario tra i propri alunni, invece di esasperarlo fino a spingere alcuni, sia pure inconsapevolmente, a deviare o a infischiarsene di tutto poiché già sentono di non avere più speranza?
Riforme, leggi e circolari non sembrano sufficienti: di fronte al complesso problema dell’educazione appaiono frammentarie, posticce, sempre troppo in ritardo e soprattutto fuori tema.
Non si tratta infatti di fornire un maggior numero di computer, più tecnologia o cambiare orari e discipline: occorre, molto più semplicemente ma molto più urgentemente, far entrare nelle scuole quell’efficace strumento educativo rappresentato dall’Educazione Emotiva, così rarefatta nella gran parte delle
famiglie e in generale nella società, da apparire un bene di lusso, se non addirittura un valore pedagogico in estinzione.

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Tratto da Nuovi Adolescenti, nuovi disagi, di Schiralli – Mariani, Mondadori