Bambini e gatti: niente paura

Quando ho scoperto che sarei diventata mamma mi sono subito chiesta «Come sarà il rapporto fra bambini e gatti?». Vivevo con Magari, femmina simil-certosina bellissima, e Sciuti, nerissimo maschio di razza randagia, e li amavo (e li amo) tantissimo, e non avevo idea di cosa sarebbe successo con l’inserimento di un cucciolo di umano in casa.

Bambini e gatti: le paure

Sui gatti si raccontano tante leggende metropolitane. Una su tutte, che amino appallottolarsi sulla faccia dei bambini addormentati. Falsissimo: in realtà pare che al gatto il pianto del neonato dia molto fastidio e che quindi, soprattutto nei primi mesi, tenda a scegliere un giaciglio lontano dalla culla (come dargli torto: conosco neomamme, me compresa, che si trasformerebbero volentieri in felini per dormire tranquille). Fra l’altro il mio pediatra al riguardo mi disse: «Ma lei crede che un neonato con un gatto in faccia non si ribelli?».

Restava però il timore di partorire una bambina allergica ai gatti. Quasi tutti i miei amici, conoscendo il mio amore per Sciuti e Magari, mi chiedevano «e se succede cosa fai?». Io per sdrammatizzare rispondevo «ovvio, abbandono Guia sul ciglio dell’autostrada: è l’ultima arrivata», ma in realtà avevo davvero paura. Avevo letto da qualche parte che nascere in una casa piena di peli di gatto (e da noi, con due, ce ne sono milioni) può far sì che il bambino non sviluppi l’allergia, ma non c’era nessuna evidenza scientifica. Fortunatamente, comunque, a Guia non è successo.

Poi c’era l’ansia da inserimento: come avrebbero reagito i due gatti all’arrivo di un altro cucciolo che, evidentemente, avrebbe richiesto molte più attenzioni? Vista la dotazione di artigli di Sciuti e Magari, avevo paura che si sfogassero su di lei, ma così non è stato. C’è stata solo una grandissima curiosità: io allattavo Guia sul divano, e Sciuti correva in braccio al mio compagno, seduto accanto a me. Io di notte passavo le ore su e giù per il corridoio per addormentarla e Magari era lì, che mi camminava accanto, incollata al mio piede destro. Lei si addormentava (finalmente) nella sdraietta, e entrambi passavano ore ad annusarla, probabilmente per capire chi fosse quell’extraterrestre che da un giorno all’altro era stato catapultato nel loro appartamento (perché si sa, la casa è dei gatti che ci vivono, non degli umani).

Bambini e gatti: la gioia

Con il passare dei mesi ho capito che un gatto per un bambino è un grandissimo regalo. E che sì, avere degli animali in casa quando si diventa mamme può voler dire un po’ di impegno in più, ma è un impegno che viene ripagato, eccome. A volte guardo Guia interagire con loro e mi emoziono: perché non mi ha mai chiesto da dove arrivano, chi sono. Semplicemente, è nata con loro, e per lei è normale averli accanto. E sono suoi amici: se ne prende cura, li accarezza, li nutre, li coccola. E mi fa una tenerezza immensa quando mi dice «Vado a nanna, ciao», e si avvia verso la sua camera con Sciuti che le zampetta accanto e che si mette a dormire al fondo del suo letto (non sulla faccia…). O quando mi rendo conto che non c’è neppure stato bisogno di insegnarle a interagire con delicatezza, calma e tenerezza: le ha imparate da e con loro, crescendo insieme a loro. E mi fanno tenerezza anche Sciuti e Magari: abituati con noi a giocare con artigli e denti, con lei hanno solo zampe di velluto. Come se sapessero che è la più indifesa. O come se un po’ si sentissero in dovere di proteggerla.

Bambini e gatti: i consigli

Uno su tutti: tranquillità.
Non esistono gatti cattivi, come non esistono bambini cattivi. Esistono esseri che devono conoscersi, felini che devono essere amati come prima, e piccoli umani che devono imparare a rispettare gli animali. Ma soprattutto esiste un’atmosfera nelle case, che regola i rapporti, e che influenza gli umori. Più sarete sereni voi, più lo saranno loro. E in un attimo vi renderete conto della meraviglia dell’amicizia fra un gatto e un bambino.