Ciuccio e Pollice: un’esperienza di distacco

18 febbraio 2013- di

La suzione di ciuccio o pollice (ma possono capitare casi di suzione anche di altre dita) rappresenta, fin dai primi mesi, la croce e delizia del genitore. Delizia perchè senza alcuna ombra di dubbio la suzione del ciuccio facilita decisamente la vita ai genitori: il bimbo si addormenta prima, si consola facilmente e, tendenzialmente, dorme di più durante la notte. Vantaggi che aumentano ancor più nel caso della suzione del dito; «Io il mio ciuccio ce l’ho sempre con me», ama irridere i fratelli la mia figlia più grande, ancor oggi, a quasi quattro anni “thumb addicted” (la parola non esiste in scienza, l’ho inventata io per darmi un tono). Ha dei vantaggi anche per mamma e papà, soprattutto se fai parte di quella categoria di persone perennemente trafelate: il pollice, in linea di massima, non finisce sotto il divano, dietro i sedili dell’auto o perso in chissà quale stanza più nascosta della torre più alta del castello più lontano.

credits: Gaetano Buson

Inevitabile che, seppur inconsapevolmente, si finisca per rinforzare questo comportamento (il semplice gesto di dare il ciuccio è già un rinforzo) che dopo qualche anno ci troveremo a dover eliminare.

Niente panico, comunque: entrabi i tipi di suzione sono destinati a scomparire e, in un modo o nell’altro, a non lasciare particolari tracce di sè nella psiche del bambino.

Qualche suggerimento

Premessa d’obbligo: parlo della mia esperienza e, in quanto tale, molto molto parziale. Inoltre se posso un qualche modo essere soddisfatto del percorso fatto con i gemelli con i ciucci, non posso dire altrettanto del pollice di mia figlia.

  • Non colpevolizzare o squalificare la suzione come una “cosa da piccoli”
  • Non fare terrorismo psicologico: “Ti prenderanno in giro”. Non cercare scorciatoie, la dialettica con i nostri figli gestiamocela noi
  • Punta sul gioco, le favole, la loro esperienza. A due anni sono già in grado di comprendere le storie ed hanno una discreta fantasia, perchè non
  • Autostima, autostima, autostima

Con i ciucci, dicevo, ha funzionato. A metà Novembre ci è capitato di vedere un filmato sull’Africa che ha colpito molto i bimbi, soprattutto per le condizioni di povertà dei loro coetanei. Da lì un poi è iniziato una specie di gioco di fantasia sul Natale dei bambini africani  che ha portato all’idea che Babbo Natale portasse i ciucci ai bimbi poveri e li avrebbe presi la notte in cui avrebbe portato a noi i regali.

Sembrerà difficile da credere, ma non hanno mai chiesto il ciuccio se non in un paio di situazioni di particolare stress dove, in ogni caso, il semplice ricordare la storia è servito a calmarli.

È abbastanza evidente, salvo lasciarsi andare a fantasie piuttosto splatter, che lo stesso tipo di elaborazione non poteva essere riportata al ciucciarsi il pollice della sorella; i momenti strutturati sono certamente significativi: mentre si gioca il dito non è in bocca. Ma eliminare completamente i momenti di noia e, soprattutto, verificare che non si ciucci il dito di notte, è sostanzialmente impossibile.

Sarebbe bello che chi ha esperienze positive in merito potesse condividerle, sarei il primo a cercare di metterle in pratica.