Come fotografare i bambini: le pose

Fotografare i bambini in posa. Io odio farlo.
Era una premessa doverosa da parte mia.
Dunque questo post avrebbe  dovuto titolarsi in altro modo, ma per riuscire a catalogarlo meglio l’ho lasciato così.
Però, preparatevi psicologicamente perché ve lo stravolgo lungo la strada.

fotografare-i-bambini

credits: Roberta Garofalo

Odio talmente tanto il baby-posing che, anche quando mi trovo a fotografare i bambini appena nati li lascio addormentare e poi  li inquadro esattamente come si sono addormentati. Che senso ha mettere i neonati nelle sacche, nei teli di garza, nelle ceste, con le manine e i piedini incastrati come fossero insetti rattrappiti?
Un bambino è prima di tutto vita pura, libertà, espansione psichica e fisica.
Ed è così che va raccontato fotograficamente. Certo anche a me è capitato di scattare in una situazione predeterminata, magari per esigenze dell’ Art Director, ma nella mia pratica quotidiana nel fotografare i bambini, ho la mia tecnica e non la cambio.
Ne ho parlato spesso nel mio blog dedicato ai genitori-fotografi e devo dire che le  mamme e i papà che l’hanno adottata hanno riportato a casa scatti esilaranti dei propri figli.

credits: Roberta Garofalo

I bambini non devono accorgersi di essere fotografati o meglio devono realizzarlo dopo un po’ o quando siete già a metà della scheda! E per non accorgersene devono essere rapiti, intrigati, conquistati.
L’errore classico di tutti i genitori che provano a fotografare i bambini è rendere insopportabile lo scatto, perché si impegnano talmente tanto che appesantiscono il momento, invece di lasciarlo leggero e spontaneo. Quali sono i trucchi del mestiere? Parlare e giocare!

1. Fotografare i bambini parlando

Spesso mamma o papà scattano in silenzio, perché sono concentrati sulla ghiera del diaframma e dei tempi di scatto, sulle ciocche di capelli che coprono gli occhi, sulle pieghe del vestito… e zitti zitti i bambini si sentono vivisezionati e li mollano lì, da soli. Invece il trucco per fotografare i bambini è parlare. Raccontategli una storia:  stimolate un racconto coinvolgente, una fiaba ricca di  personaggi strampalati e fingete di mettere a posto la fotocamera con i pulsanti ed i tasti; ogni tanto sbuffate perché c’è qualcosa che non funziona e fate click come per fare prove, ma sempre parlando. Devono credere che in quel momento la cosa più importante è il vostro racconto e la fotocamera è fuori uso, dunque innocua: fermare quelle faccette estasiate per le vostre parole varrà il prezzo di uno stato di apparente schizofrenia per i passanti.

credits: Roberta Garofalo

Mentre siete intenti a fotografare i bambini, dategli spazio verbale, che significa per loro spazio psichico: fate domande sulle loro passioni, i loro film preferiti, i loro amici, la scuola, tutta la loro piccola vita. È molto divertente quando si raccontano: i bisticci con gli amichetti, la maestra che non li capisce, i tentativi di spionaggio cameratesco, tizio sta con caio e non fa giocare pincopallo, i capolavori di astuzia femminile da piccole nanette per ottenere proseliti e seguaci, il giorno in cui l’amichetta del cuore si è fatta male ed il pronto-soccorso fai da te, ecc.  Sono tutti attimi di vita infantile,  fotograficamente esilaranti quando vengono raccontati.

credits: Roberta Garofalo

E, dulcis in fundo,  la parte in assoluto che preferisco del fotografare i bambini: parlare
d’ amore, dei loro amori e se non fanno outing da soli dategli una spintina suggerendo il nome giusto e cominciate a scattare a raffica perché le facce e le smorfie che fanno per svicolare o precisare con dovizia di dettagli i loro primi approcci sentimentali, sono fotograficamente irripetibili.

E se volete raccontategli di voi, della vostra infanzia, delle marachelle che combinavate da piccoli, delle punizioni assurde che vi hanno dato mamma e papà. Sono talmente curiosi di conoscere tutto di voi che stanno attenti e perplessi e vi guardano con una tale intensità e così dritto negli occhi che non riuscireste ad avere quella stessa intensità con nessun «guarda un attimo qui» né urlato né implorato.

credits: Roberta Garofalo

2. Fotografare i bambini giocando

Può forse pensare un bambino che se mamma e papà stanno giocando con lui scattano anche fotografie, nello stesso momento? No, perché per loro sarebbe da pazzi! E allora mettetevi a giocare a pallone con la macchina al collo, sedetevi per terra uno di fronte all’altro e tiratevi una pallina, un pupazzo, qualcosa che va lanciato, preso e rilanciato. Travestitevi e mettete su uno spettacolino solo per loro o fateli recitare insieme a voi.  Giocate a nascondino, dietro agli alberi, allo scivolo, alle casette di legno: cuccu-settete è sempre un gran successo se riuscite a fare click quando con metà faccino sbucano dall’albero!

Giocate a rincorrevi e poi giratevi all’improvviso e scattate, o correte all’indietro se avete nel vostro DNA  almeno un nucleotide di gambero. Insomma fate di tutto e di più e quando sentite che sta per arrivare un attacco di angina, beh soltanto allora fermatevi!

credits: Roberta Garofalo

La regola è: nel fotografare i bambini, divertitevi come loro se non di più! La cosa che più sconvolge i genitori durante le mie sessioni con i bambini è il mio stato di devastazione fisica a fine shooting e la soddisfazione che ho stampata sulla faccia per due ore di gran divertimento. E i loro bambini che non vogliono più tornare a casa! Questo perché se ci mettiamo al loro stesso livello, non solo ci fa tanto bene allo spirito, ma ci garantisce degli scatti davvero spontanei e realistici!

Vorrei lasciarvi parafrasando ad hoc il grande Steve Jobs: stay foolish, stay clicking!