I giocattoli naturali Vs i giocattoli tecnologici

Da circa un paio di mesi Leonardo, mio figlio di un anno e mezzo, va all’asilo nido. Dopo i primissimi giorni in cui ha preso le misure ad ambiente, educatrici e compagni, sono felice di dire che le ore che passa tra quelle mura colorate sono tra le più felici della sua giornata.

Le educatrici ci scrivono tutti i giorni delle attività che svolge e dalle loro parole traspare sempre una grande voglia di fare, di scoprire, di sperimentare cose nuove.

Se vi è capitato di entrare all’interno di un qualsiasi asilo nido avrete notato che la maggior parte sono dei giocattoli naturali in legno, colorati, ma molto semplici, alle volte direi spartani. Questo non impedisce ai bambini come mio figlio di passare delle ore a ripetere gesti, per noi decisamente banali, ma che per loro implicano ragionamento ma soprattutto divertimento quando c’è scoperta e quando c’è successo nel fare ciò che si erano prefissati. Mettere e togliere delle forme all’interno di sagome, impilare cerchi dal più grande al più piccolo, inserire la pallina colorata nel foro dello stesso colore, e poi ricominciare di nuovo.

I giocattoli naturali contro i giocattoli hi tech

I giocattoli naturali appassionano la maggior parte dei bambini dell’età di Leonardo, ma indubbiamente non gli adulti.

Lo so che sto dicendo un’ovvietà, ma quando possiamo, siamo sicuri di comprare ai nostri figli dei giocattoli con cui davvero si divertiranno – ed eventualmente impareranno qualcosa – oppure ci lasciamo guidare dal marketing, o ancor peggio da ciò che piace a noi?
Dico questo perché ci sono passata io per prima quando gli ho fatto regalare il porta iphone per bambini. “Bellissimo!”, mi ero subito detta. Un sonaglio gigante nel quale inserire lo smartphone Apple per far giocare il piccino con la sua app preferita, nel caso di mio figlio  “Baby Rattle Toy”, ovvero un sole che rimbalza sullo schermo facendo suonare un’allegra melodia, con animaletti che appaiono e bambini che fanno “Yeah!”. Molto geek, e molto figo, ve lo concedo, ma se vi dicessi che Leonardo si è divertito di più con il porta iPhone per bimbi e l’applicazione, di quanto si è divertito con i cubi da impilare uno sull’altro, vi direi un’enorme bugia.

Col tempo ho capito che, specie nella prima infanzia, i bambini hanno bisogno di  giocattoli naturali che possono stringere, ma che li rendono liberi di sperimentare, di sbagliare, di sentirsi soddisfatti nell’aver portato a termine qualcosa, ma anche di spaziare con la fantasia, e questo i giocattoli tecnologici non lo permettono sempre.

Ci sarà tempo per i videogiochi, e per i personaggi animati che ormai parlano ed interagiscono con i loro piccoli proprietari come dei robot del futuro, ma finché possiamo proviamo a proporre cose semplici che, come ci insegnano i più piccoli, non sono necessariamente più noiose, anzi!

Una dimostrazione su larga scala di quanto sto affermando? Nel 2012 le azioni di Hasbro e Mattel, i grandi produttori di giocattoli come Barbie e Transformers, hanno fatto registrare rispettivamente un +16% ed un impressionante +35%. Segno questo che i giocattoli fisici continuano ad essere acquistati, seppur contrastati dai videogiochi, che ormai non sono più relegati a PC e console, ma si trovano facilmente su qualsiasi smarphone o tablet.

Certo, anche i videogiochi, secondo molti studiosi, hanno i loro lati positivi: incrementano la velocità di riflessi e la capacità di reazione; stimolano la comprensione della trama e dei compiti da svolgere; sviluppano il pensiero induttivo ed il problem solving.

Cerchiamo di andare per gradi e di non saltare le tappe: lasciamo che i bambini all’inizio giochino con giocattoli più semplici, veri, semplici e possibilmente educativi. Quando arriverà il momento dei videogiochi cerchiamo di scegliere quelli più adatti, non demonizziamoli ma non lasciamogli neanche prendere il sopravvento.