Il distacco dalla mamma: seguire l’istinto

Sai che scrivo, un po’ per passione, un po’ per lavoro, e sai bene – perché te l’ho detto ieri – che ho tanti post da scrivere oggi. Ho tanto da fare, ci sono scadenze e consegne e cose che non posso rimandare.

Ma la mente corre da sola, e invece di parlare dell’argomento di cui dovevo parlare, mi ritrovo a scrivere a te. A te che hai 3 anni e non sai nemmeno leggere le mie parole. Ma forse un giorno ti divertirai a scoprire queste lettere d’amore di una mamma sgangherata, sempre in bilico fra il voler essere una buona mamma e seguire il suo istinto più profondo.

credits: Valentina Stella

Oggi per la prima volta nella tua vita sei andata in gita. Tu e altri 50 nanetti in un pullman enorme, altissimo, bianco e rosso, e la tua faccia che mi guardava dal finestrino: all’inizio semplicemente spaventata, e poi disperata. Il tuo pianto muto, perché attorno a me sul marciapiede c’erano solo voci di mamme, e ci ho provato in tutti i modi: ti ho fatto le linguacce e gli occhi dolci, ho provato a dirti di sorridere, ma non c’è stato nulla da fare. Eri triste. Probabilmente non avevi voglia di partire, o avevi sonno. O semplicemente non avevi voglia di sorridere.

Nessuna mamma ti ha notata, ognuna guardava il suo bimbo, tranne una, che mi ha vista in difficoltà e poi mi ha detto «non preoccuparti, poi passa», e in quel momento è venuto da piangere a me. Hai presente quando tieni, tieni, tieni, e poi qualcuno ti offre un abbraccio e tu scoppi in lacrime, e non riesci a fermarti? Ecco, sarebbe successo così se il pullman non fosse partito, e allora invece di piangere ti ho guardata un’ultima volta, e sì, eri ancora triste.

Poi so che girato l’angolo, alla prima canzoncina intonata dalle tue maestre che ami tanto, sei scoppiata a ridere e ti sei divertita con tutti i tuoi amici.

Ma è difficile lasciare andare un figlio in lacrime.

Sono tornata a casa camminando, ho passeggiato con la musica nelle orecchie nelle vie della mia, della nostra città, che è così bella quando c’è il sole e il cielo è azzurro, e mi sono fatta mille domande.

E so che se chiedessi a chi ne sa più di me, probabilmente mi direbbe che «questa bambina ha visto troppo poco la sua mamma nei primi anni di vita», e so che per te il distacco dalla mamma è così difficile perché davvero ho lavorato troppo, sono tornata a casa troppo tardi per troppo tempo. Lo so. Ma so anche che invece magari non c’entra nulla, e che se fossimo stati sempre insieme tu ed io, quello stesso specialista ora mi direbbe che «questa bambina è stata troppo con la sua mamma». E io starei pensando di aver sbagliato tutto, comunque.

E allora faccio lavorare il mio istinto, non perché non sbagli mai, ma perché è la cosa più vera e sincera che ho. E mi dico che se in questo periodo il distacco fra noi è così difficile, allora semplicemente cercheremo di “staccarci” di meno. E non me ne frega nulla dei consigli, dei pareri di chi sa, dei giudizi di chi vuole sapere: forse semplicemente non vogliamo stare lontane perché abbiamo voglia di stare insieme. Che fa ridere, perché, come direbbe la nostra vicina di casa professoressa del liceo, è tautologico. Sì. È tautologico. E semplice. Abbiamo voglia di abbracciarci, di guardarci e di vivere quello che non abbiamo mai e ancora vissuto. Abbiamo voglia di stare appiccicate, fare cose insieme, ridiventare una cosa sola, in modo che poi separarci diventi più facile. Come quando giochiamo con la pasta da modellare, quando ci rendiamo conto che due pezzi si stanno sgretolando, li uniamo, li lavoriamo un po’ con le mani, li appallottoliamo e li facciamo diventare un pezzo unico, e poi li dividiamo di nuovo, e allora non si sgretolano più. Allora sono di nuovo due pezzi che possono stare da soli.

Ciao amore, buona gita. Ti aspetto.