Bambini e computer: a programmare si impara da piccoli

“Per i bambini imparare a programmare un computer è ormai diventato importante come imparare a leggere e scrivere”.

credits: Manuela Cervetti

Parliamo spesso, noi genitori, di come avvicinare in maniera consapevole i nostri bambini ad internet, di sicurezza in rete,  di parental contol, del ruolo dei social network, dell’età giusta per navigare, di regole da stabilire per concedere ai figli l’utilizzo del computer o dello smartphone. D’altra parte i nostri figli sono i cosiddetti “nativi digitali”, bambini e ragazzini nati e cresciuti tra pc, tablet, telefonini con accesso a internet, fotocamere, social network, community online e tanto altro.

Ma il computer non serve solo per navigare e andare sui social network. Serve anche per “imparare a fare”, per creare. Si passa così dall’essere un utente passivo a diventare un creatore attivo. Imparare a programmare un software o un videogioco è un modo per dare libero sfogo alla creatività. Il mezzo (in questo caso il computer) non deve essere demonizzato ma conosciuto perché “non c’è davvero libertà senza conoscenza”.

“Ognuno dovrebbe imparare come si programma un computer, perché ti insegna come pensare”. Parola di Steve Jobs, fondatore di Apple.

CoderDojo è un movimento internazionale senza fini di lucro nato nel 2011 in Irlanda e arrivato da poco anche in Italia, prima a Firenze e poi a Milano, il cui fine è insegnare a bambini e ragazzi dai 4 ai 17 anni a programmare.
“Papà, ho in mente un videogioco, mi aiuti a realizzarlo?” Con questa domanda ad esempio, rivolta da un ragazzino di 11 anni al padre, è nato il Coderdojo Milano, che ogni mese propone una giornata di incontro tra adulti (mentor) e bambini per apprendere la programmazione divertendosi!

E se tuo figlio ti rivolgesse la stessa domanda? Ecco alcuni spunti utili per avvicinare un bambino alla programmazione:

1. far decidere al bambino il progetto che vuole realizzare. Se i bambini sono piccoli può essere utile  proporre delle alternative tra cui scegliere.
2. incoraggiare il bambino a fare quello che desidera senza paura di sbagliare, perché anche dagli errori si possono imparare cose nuove e sorprendenti.
3. mostrare al bambino come si ottiene un risultato (ad esempio un gatto che si muove sullo schermo) attraverso esempi visuali e pratici e poi incoraggiarlo a realizzare la sua idea.
4. rendere i bambini protagonisti: il bambino è l’artefice del proprio progetto e gli adulti (i mentori) intervengono su richiesta del bambino stesso per aiutarlo a superare le eventuali difficoltà tecniche che può incontrare durante la realizzazione. Se il bambino è molto piccolo e non sa leggere e scrivere o non sa contare l’adulto può diventare il “braccio” a servizio della creatività del bambino: “papà scrivi un numero più grande che così il gattino corre più veloce”.
5. l’apprendimento deve avvenire in un clima di gioco e divertimento preparando con cura gli strumenti e facendo in modo che gli adulti siano sempre pronti ad incoraggiare i giovani programmatori, fiduciosi delle risorse con cui i bambini sanno sempre sorprenderci.

“Di Coderdojo mi piace la demo iniziale perché imparo cose nuove e il momento libero perché posso realizzare le mie idee”. Mi ha detto Anna, 5 anni.

E tu cosa ne pensi?