Cultura in famiglia: quali attività?

Come misurare il Q.I. del tuo bambino? Lo hai scoperto? Hai fatto ascoltare Mozart a tuo figlio quando era in pancia? Hai pensato in che modo gestire la cultura in famiglia?
Sono una mamma molto attenta a che mia figlia respiri cultura nel senso più ampio del termine, che non venga condizionata dai soliti stereotipi.

Non le proibisco la televisione e non mi scaglio contro i suoi personaggi preferiti, cerco però di farle conoscere anche una televisione diversa, narratori originali, storie che vengono da ogni parte del mondo.

credits: Rafiq Sarlie

D’altra parte anche avere la fissa del figlio genio, quello che supererà tutti con i suoi voti non è propriamente salutare né per i genitori né per il bambino.

Ecco, sono sempre più convinta, insieme a mio marito, che cultura significhi principalmente libertà e orizzonti aperti.

Più un bambino confronta, per esempio, disegni diversi tra loro (avete mai visto Kirikù?), generi musicali apparentemente opposti, lingue all’inizio incomprensibili, più si apre ad un’idea complessa e sfaccettata della vita, più crescerà il suo bagaglio culturale.

Cultura dunque come libertà, orizzonti aperti e naturalmente grande curiosità. Sappiamo bene che un bambino molto piccolo non reggerà a lungo in un museo, ma oggi ci sono musei che permettono ai bambini di dipingere, di realizzare sculture, di approntare il proprio esperimento scientifico.

Alla curiosità, come vedi, sto aggiungendo il coinvolgimento personale, la possibilità di sperimentare in prima persona, senza sentirsi giudicati.

Cultura, insomma, viene dal latino colere ovvero coltivare. Perché i nostri figli, come si suol dire, si facciano una cultura, occorre che seminiamo con pazienza e amore e che siamo anche noi partecipi del processo.

Come con la raccolta differenziata. Un domani i nostri piccoli andranno a caccia spontaneamente di nuovi stimoli se avranno visto noi farlo. In fondo, il bello di essere genitori, è anche questo: sapersi rimettere in gioco per loro e superare i nostri limiti e la nostra pigrizia, per sentirci di nuovo fanciulli con loro.