Due, come il giorno e la notte

- Ma quanti figli hai?
- Due.
- Ma sei matta? Ma non lo sai che due è già uno di troppo?

credits: lidarose

Volevo due figli. E li volevo vicini, di modo che crescessero insieme, che si supportassero, che vivessero gli stessi percorsi di crescita – emotivi, scolastici e relazionali – negli stessi periodi. Trovavo che fosse bello per ognuno dei due avere sempre accanto l’esempio dell’altro, un altro modo bambino di vivere le cose, magari radicalmente diverso dal proprio.

Li ho visti superare ostacoli, piccoli drammi e difficoltà di ogni tipo incoraggiati se non direttamente dal fratello (o sorella), dalla sua riuscita nel fare determinate cose.
Perché un conto è un adulto che dice “guarda che sai farlo”, tutt’altro conto è vedere un bambino – il fratello – che senza dire una parola fa quella cosa che l’altro non osava provare ma “se ci riesce lui posso riuscirci anch’io”.
E sono molto contenta perché le cose effettivamente poi sono andate così. Anche meglio, per certi aspetti relazionali e psicologici.

Solo che.