Bambini che dettano legge

In molte famiglie i bambini comandano e dettano legge: decidono spesso cosa fare e cosa non fare, cosa mangiare, dove dormire, dove andare, quando andare e cosa comprare, relegando i genitori al ruolo di sudditi obbedienti e spaventati dall’eventuale rabbia dei figli di fronte a un divieto.

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credits: Pawel Loj

Gradualmente si è strutturata una generazione che ha vissuto un’infanzia totalmente ovattata, tesa a non sentire il dolore, il conflitto e la frustrazione. Una generazione che nel tempo ha interiorizzato il diritto all’eccesso senza la mediazione della fatica e del rispetto delle regole, pretendendo invece di fruire di relazioni fortemente nutrienti, di rispecchiamenti idilliaci improntati al «tutto e subito».

Piccoli imperatori nell’infanzia che, a causa dell’avere sempre ottenuto tutto, diventeranno adolescenti emotivamente ed affettivamente fragili, non in grado di sopportare e superare le frequenti frustrazioni e i normali limiti della vita.
Al primo dolore percepito in seguito a un fallimento sportivo, a un cattivo voto, a una delusione amorosa, le illusioni crolleranno, producendo sintomi, malattia, senso di catastrofe.
Per lenire l’angoscia molti ragazzi, nel tentativo di non sentire «l’insostenibile pesantezza del non essere», si avvicinano al mondo delle droghe e dell’alcol; altri rimangono incollati al Web vagando per ore nelle piazze virtuali dei social network;
altri non riescono a staccarsi dal telefonino e dall’inviare sms;
altri ancora, soprattutto le ragazze, si aggrappano allo shopping sfrenato, a massacranti relazioni sentimentali, più spesso al cibo (digiunando fino a morire o abbuffandosi fino a scoppiare).
Le eccessive attenzioni materiali e la diluizione delle relazioni affettive causate prevalentemente dalla mancanza di , nuovi disagi tempo da parte dei genitori, unite a una scarsità di regole, di contenimento e di valide indicazioni educative tendono a sviluppare nei bambini, fin dai primi anni di vita, un Sé «grandioso », non in grado di mediare con le normali difficoltà del quotidiano.

La maggior parte dei genitori sostengono, a ragione, che ai propri figli non deve mancare nulla, che devono stare bene e non devono soffrire. Spesso, tuttavia, si va oltre ogni limite, accontentando bambini e ragazzi in qualsiasi richiesta: si compra
loro di tutto e si cede a ogni capriccio, anche il più improbabile e bizzarro. Spesso sembra proprio che la coazione al buonismo sia incontenibile e irrefrenabile, provocando di fatto una caduta verticale di valori educativi.
Loro, i figli, ricolmi di ogni ben di dio, in assenza di relazioni nutrienti e continue e di indicazioni stabili, autorevoli e sicure, tendono normalmente a sviluppare una difficoltà a gestire e modulare la capacità di desiderare (che implica anche la
«competenza» di aspettare, esplorare, rimandare, sopportare la frustrazione), per cui, non appena si presenta un leggero contrattempo, piangono, urlano, si disperano e diventano esigenti, affinché la frustrazione, la contrarietà, il conflitto e il malessere
si annullino all’istante poiché insostenibili. Nel ruolo forzato di piccoli imperatori si comportano nell’unico modo loro concesso: vogliono, chiedono, ordinano, piantano grane a non finire.
I genitori, pur di farli smettere e non sentirli urlare, si pongono troppo spesso a totale disposizione, accontentandoli oltre ogni aspettativa, ma sentendosi per altro, giorno dopo giorno, vittime di questi figli-tiranni, dimenticandosi che però sono proprio loro i maggiori azionisti dell’impero.
Mamme e papà, sconsolati e in buona fede, si aggrappano il più delle volte al mito del carattere («Mio figlio è stato sempre così», «Ha preso tutto dal nonno», «Ha una personalità forte e volitiva fin dalla nascita») o sono pronti a giurare che i figli del
nostro tempo sono viziati perché hanno troppe cose o perché sono esposti a un’infinità di stimoli. In realtà, non esiste alcun carattere preformato e, per quanto riguarda i «nostri tempi», la gran parte dei figli, siano essi bambini o adolescenti, non sono
viziati perché hanno troppo, ma probabilmente perché sentono poco: percepiscono appena e in modo distorto i limiti della gratificazione, la validità di una relazione sicura e nutriente, la continuità di un buon nutrimento emozionale e affettivo in grado di aiutarli a modulare le pulsioni e a sviluppare un’efficiente cabina di regia interna, foriera di autonomia, autostima e intraprendenza.
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Tratto da Nuovi Adolescenti, nuovi disagi, di Schiralli – Mariani, Mondadori