Il senso dell’umorismo dei bambini

Il senso dell’umorismo è dote innata o si può apprendere?

Il tuo bambino è incline a ridere? Stai scoprendo in lui vere doti comiche?

Qui parliamo del perché è importante che abbia il senso dell’umorismo e di cosa puoi fare per aiutarlo ad incrementarlo.

Un buon senso dell’umorismo è una delle doti della personalità più desiderabili che chiunque possa sviluppare. È caratteristica ambita e noi stessi amiamo frequentare persone che sappiano ridere e farci ridere. Un bambino, quando riesce a far ridere qualcuno, acquisisce sicurezza a proposito della propria immagine e dell’effetto che produce sugli altri.

credits:  Giovanna Labati

I genitori più attenti fanno in modo che i loro figli facciano esperienze sportive di ogni sorta, che frequentino gruppi di scout, di lingue straniere, di scienze astronomiche (i più selettivi) ma, ahimè, troppo spesso trascurano di coltivare un aspetto che farebbe dei loro figli dei ragazzi felici. Dimenticano o sottovalutano, cioè, di offrire loro occasioni strutturate per sviluppare il senso dell’umorismo. Semplicemente non ci pensano, come se fosse dote trascurabile.

Clive James, romanziere e poeta australiano parla del sens of humor come di senso comune che danza. Possiamo sposare la sua idea e convenire che è l’osservazione attenta degli aspetti più comuni della vita nella quotidianità a fornire infiniti spunti di umorismo. Dovremmo tuttavia distinguere tra uso dell’umorismo e suo abuso. Non è da incoraggiare, cioè, l’umorismo contro qualcuno. Trovare divertenti i difetti fisici propri o altrui, per esempio, non è cosa che faccia bene alla crescita. Riuscire a ironizzare su se stessi è arte sopraffina, nella quale, tuttavia, non è il caso che insista un bambino. Meglio sarebbe incoraggiare l’umorismo sottile e promuovente, quello magari che gioca con le parole, che evidenzia arguzia.

Ma andiamo per gradi. Il primo elemento da considerare quando parliamo di senso dell’umorismo è la comprensione. Quando, cioè, qualcuno racconta una storiella o una barzelletta, tuo figlio dà segni di capirne il senso? Capisce l’intento di divertire?

Considerando poi l’apprezzamento, tuo figlio sembra gustare lo stimolo comico?

E non dimentichiamoci di rilevare l’espressione, ovvero la qualità e la quantità di reazione che tuo figlio manifesta in seguito proprio ad uno stimolo comico. Ci sono persone che sorridono appena, o ridacchiano sommessamente mentre si potrebbe ridere sonoramente, con la bocca aperta, avvertire la mancanza di fiato o dolori al fianco, se non addirittura cadere a terra dal divertimento.

Vi è poi l’aspetto della produzione di umorismo. Per fare ciò il bambino deve essere in grado di mutare degli stimoli neutri in stimoli divertenti e per farlo ha bisogno di sviluppare sensibilità, intelligenza e creatività.

Ora che hai questi elementi, osserva le preferenze di tuo figlio. Cerca cioè di capire quali sono le cose che lo divertono maggiormente, quali lo fanno proprio ridere di gusto e offrigliene di più. Imparare a ridere fa bene a chi ride e a chi ascolta, che verrà a sua volta contagiato. Preparati, dunque, a ridere di cuore.

Certo se in famiglia siete inclini alle battute, a cogliere il lato ironico della vita, se fate un uso misurato del sarcasmo (c’è una misura oltre la quale si diventa molesti), sarà assai più facile che vostro figlio un giorno vi sorprenda con una grande comicità. Se, invece, a casa tendete alla seriosità (che non vuol dire essere seri ma semplicemente non ridere e di contro i comici possono essere serissimi) e magari siete anche un po’ permalosetti, smettetela subito! Ridere farà bene anche a voi e farà crescere più sani i vostri figli. L’umorismo si palesa infatti diventando un vero punto di vista, un atteggiamento di vita, assai utile per affrontare qualsiasi aspetto della vita.

Nel 2010, l’emerito professore della Antioch University di Los Angeles, ha scritto bene di come il ridere e il senso dell’umorismo in sé siano elementi di liberazione psicologica. In pratica asserisce che la funzione principale dell’humor è quella disinibente dalle costrizioni psicologiche a cui saremmo costantemente soggetti.

Seguendo questo teorico del buon umore, potrei suggerirti di osservare in tuo figlio

  •  la flessibilità, cioè la capacità di osservare le cose da punti di vista insoliti, cosa che lo renderebbe in grado di cogliere, per esempio, i doppi sensi;
  • la spontaneità, ovvero la capacità di passare repentinamente da un modo di pensare ad un altro;
  • l’anticonformismo, che è la capacità di andare oltre gli stereotipi
  • la perspicacia, l’abilità di cogliere il tutto dal particolare anche più piccolo
  • la giocosità, che è la propensione proprio al gioco
  • l’umiltà, che nel caso dell’osservazione dell’umorismo riguarda il non esagerare nel far mostra del proprio.

Ecco, partendo da questi pochi elementi, capirai benissimo su quale aspetto lavorare di più, con gentilezza e rispetto, con tuo figlio.

Ricordati soprattutto che il senso dell’umorismo è principalmente una difesa che mettiamo in atto (ciascuno di noi a modo proprio) contro la malinconia. Anche un bambino molto piccolo può trarre quindi grande vantaggio dal proprio sens of humor perché anche lui (sì, anche tuo figlio) può avere dentro una grande malinconia. È sano averne.

Allora forza, un passo alla volta, senza forzare nulla, nel totale rispetto dei tempi dei tuoi piccoli e di tutta la famiglia, dai retta al corpo che ride. Lasciatevi andare, ridete, ridete, ridete!