Lavare le mani: quando la salute passa dalle buone abitudini

«Togliere le scarpe e lavare le mani».
È una specie di mantra, di apriti sesamo, di parola d’ordine all’ingresso in casa dei bambini.
Corrono in camera, si tolgono le scarpe, le portano nella scarpiera, e poi in bagno dove troneggia tutto il loro armamentario per lavare le mani.
Che non è mica solo la saponetta, no, sarebbe troppo facile.

credits: rufino_uribe

C’è la paperetta lavaunghie, una pistola a acqua, un minipony, una macchinina, il lavaggio delle mani al rientro a casa e prima di venire a tavola è un rito, che da semplice buona abitudine è diventato un vero e proprio gioco.
Spesso lungo.
Spesso molto lungo.
Spesso seguito da un cambio integrale di tutti gli indumenti, perché cosa vuoi farci, ti stai lavando le mani, può capitare di trovarsi le calze bagnate, i capelli da asciugare, sono cose che capitano.

Adoro sentire le loro piccole manine profumate di saponetta. Senza farla diventare una mania, ma una semplice buona regola di igiene come ce ne sono molte altre, mi piace sentire sui loro palmi quell’umido fresco e profumato poco asciugato del lavaggio appena compiuto.

È risaputo che lavare le mani è importante per prevenire molte malattie. Non solo nei paesi del sud del mondo, dove il concetto stesso di igiene è messo in discussione dall’assenza degli strumenti elementari per poterlo concretizzare. Sto parlando dell’Italia, di Milano-Roma-Bologna-Catania-ovunque, lavarsi le mani è importante.

Sarà che ho passato il loro primi 3 anni alle prese con gastroenteriti e rotavirus di ogni tipo, abbracciata ai fermenti lattici, ai sali minerali di reintegro e al numero di telefono della pediatra.

Sarà perché prima c’era il mondo del parchetto – con tutto il suo sottobosco di sassi, foglie, chupachups condivisi, terra da scavare, alberi su cui arrampicarsi e di fronte a simili avventure l’Amuchina lavamani che tenevi in borsa sembrava guardarti sconsolata e dirti “ma cosa vuoi che ci faccia io?” – e ora c’è il mondo dell’asilo e della scuola, e quello che trovi sotto le loro unghie microscopiche ha un colore che non hai mai visto e se lo portano via quelli di x-files per vedere se ci trovano forme di vita alternative.

Sarà che anche imparare le consuetudini dell’igiene e dell’educazione è una forma di rispetto nei confronti di se stessi e degli altri e che fa parte di quel senso di crescita e di indipendenza che dall’imposizione dall’alto diventa normale gesto quotidiano, come vestirsi per uscire, salutare le persone che si conoscono, essere educati.

Il 15 ottobre era il Global Handwashing Day e forse la celebrazione è passata inosservata, ma sono certa, anche se non lo ricordo con precisione, che abbiamo certamente onorato la giornata a dovere, con uno di quei lavaggi di mani da 15 minuti e annessa lavatrice a seguire e riordino del bagno e asciugatura dei capelli.

Perché per noi lavare le mani è una cosa seria.