Le bambine, il rosa e gli stereotipi

«Il rosa puzza. Basta con le bambole da accudire». Se ne sta parlando tanto. Ogni giorno nasce un nuovo prodotto per bambine, un prodotto genderizzato, che parla solo ed esclusivamente a quel target, e ogni volta è una polemica. Il kit per stirare «come fa la tua mamma», la bambola che si allatta, le costruzioni per femmine. Ogni volta è una discussione: sarà giusto, sarà sbagliato, dove ci porteranno questi stereotipi.

Non sono una pedagoga, quindi non posso dare un parere da esperta, ma sono donna, figlia e sorella di grandi donne e mamma di una donna di tre anni che veste spesso di rosa.

Gli stereotipi

Gli stereotipi esistono. Da migliaia di anni. Certo, le grandi battaglie delle femministe e le piccole seppur enormi battaglie che moltissime donne hanno sostenuto fra le mura di casa hanno contribuito e stanno contribuendo a scalpellarli, uno dopo l’altro. Ma loro, gli stereotipi, sono fatti di granito (pure le donne, a dire il vero). La donna che accudisce, che si occupa delle pulizie di casa, che è sempre comprensiva, che piange perché è debole, la donna isterica perché ha il ciclo, la donna che alle cene non parla di politica ma solo di shopping. La donna che è sempre un po’ meno dell’uomo.

rosa

credits: Bunches and Bits

Il movimento PinkStinks dice che «il rosa puzza». Che bisogna smettere di vestire le bimbe di rosa, di farle giocare con le bambole e con i prodotti creati apposta per loro e colorati di rosa e fucsia.

Si dice – e non è solo PinkStinks a dirlo – che per combattere gli stereotipi questo passo sia necessario.

Le differenze esistono

Pur essendo donna arrabbiatissima per come è trattata la donna in questo mondo, pur essendo una donna che non sa nemmeno accendere un ferro da stiro, pur essendo una donna che adora parlare di politica alle cene e odia fare shopping, io non sono d’accordo con questa lotta al rosa.

Prima di tutto, perché le bambine non sono stupide. Le bambine non imparano da un vestitino di tulle: le nostre bambine imparano DA NOI. Noi, la famiglia, con le nostre parole e il nostro esempio, siamo la loro scuola principale. Noi insegniamo loro cosa è giusto e cosa è sbagliato, e se ci impegniamo nel farlo, non sarà un tutù o un cartone animato per femmine a vanificare il nostro sforzo.

Non sono d’accordo con questa smania di annullare le differenze (come capita in una scuola svedese in cui si parla solo al neutro). Le differenze esistono. E annullarle vuol dire imporre un altro stereotipo.

Ma non solo: in questa corsa verso un’uguaglianza impossibile fra generi, si finisce per chiedere alla femmina di omologarsi al maschio: non piangere, gioca con le costruzioni, vesti di blu, passa 10 ore al giorno in ufficio, sii combattiva e aggressiva, non farti mettere i piedi in testa.  Ancora una volta si chiede alle donne di cambiare, invece di chiederlo a tutti, maschi e femmine. Ancora una volta sono le donne ad essere sbagliate, non i maschi che per Natale chiedono il mitra spara acqua che a vederlo in vetrina sembra quello di un vero soldato. Ancora una volta si vuole arrivare ad un mondo forte, che non dimostra debolezze, un mondo che non piange e che non deve chiedere mai.

E mi chiedo se abbia senso o se non sia, anche questo, uno stereotipo. Un’imposizione di un modello, che non tiene conto degli istinti e delle aspirazioni di ogni singola donna.

Il blu puzza?

Ma soprattutto mi chiedo se non sia sbagliato per il mondo che stiamo costruendo: per il bene delle donne, noi facciamo diventare tutto il mondo maschio. Ha senso? Davvero siamo convinti che l’accudimento, la tenerezza, l’amore per la bellezza, l’empatia che sono caratteristiche spesso femminili, siano da mettere da parte, per lasciare spazio alla forza, alla voglia di combattere, al «modo» maschile?

Io penso che, se proprio qualcosa deve puzzare, allora è il blu che puzza. I soldatini, le lotte e i cazzotti («vabbè, dai, lasciali fare, sono maschietti»), i giochi in cui ci si spara e ci si ammazza per finta, il bimbo che sta per piangere ma poi si sente dire che gli uomini non piangono mai.

Perché se c’è qualcosa di cui il nostro mondo ha bisogno, è di rosa. Non parlo del rosa delle vallette in tv, o del ferro da stiro versione mini. Parlo del rosa della comprensione, dell’amore per gli altri, dell’accudimento ad ogni ora del giorno e della notte, del permettersi di mostrare a tutti le proprie lacrime e le proprie debolezze. Del rosa della sensibilità, ma anche della bellezza, del curare la bellezza delle cose e delle persone.

Parlo del rosa che c’è in ognuno di noi, donne e uomini, e che, se colorasse tutto il nostro mondo, lo renderebbe migliore.