Le emozioni sono un tesoro. Da coltivare fin da bambini

Ci sono quelle belle, come la felicità e la sorpresa. E quelle brutte, come la rabbia o la tristezza.Tutte però sono un bene prezioso da ascoltare e vivere fino in fondo. Un esercizio che si impara da piccoli, a partire dall’esempio di mamma e papà. Come ci racconta lo psicoterapeuta Michele Giannantonio.

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Felicità, rabbia, eccitazione, paura, piacere: quanti tipi di emozioni diverse si possono provare nella vita? E se, da grandi, si impara a controllarle e a non farsene travolgere, per i bambini sono pure, non filtrate dalla razionalità e amplificate al massimo. Ecco perchè i piccoli hanno bisogno di genitori che insegnino loro ad ascoltare e a prendersi cura delle emozioni come fossero un tesoro. Ce lo spiega lo psicoterapeuta Michele Giannantonio autore del libro Paura di sentire. Come gestire il “pericolo” delle emozioni (Erickson).

Cominciamo a fare chiarezza: che cosa sono esattamente le emozioni?

«Sono segnali fisiologici, indipendenti dalla nostra volontà, che il corpo e la mente ci inviano per metterci in guardia da un pericolo, farci partecipare a qualcosa di bello o aiutarci a prendere una decisione. La paura, per esempio, è un’emozione importantissima perché serve a difenderci da una minaccia. Mentre la passione è il carburante che ci permette di raggiungere un obiettivo».

Ma se non possiamo imporci di provare questa o quella emozione, cosa significa “prendercene cura” fin dall’infanzia?

«Vuole dire crescere senza temerle nè soffocarle, due atteggiamenti che non fanno bene nè alla mente nè al corpo. Le emozioni sono come gli strumenti di bordo di un aereo: quanto meglio li so leggere, tanto meglio posso guidare».

Cosa dovrebbero fare, allora, i genitori?

«Prima di tutto approfittare del rapporto con i bambini per recuperare tutte quelle sensazioni che, con gli anni, le responsabilità e le eventuali delusioni della vita, sono state dimenticate o relegate in un angolino del cuore. È un’ottima palestra osservare con quanto stupore un bambino tocca la neve per la prima volta, l’euforia che mette quando corre in un prato, la gioia mista a trepidazione con cui scarta un regalo a Natale. Poi, naturalmente, ci sono anche le emozioni negative: la paura della maestra severa o la tristezza di restare all’asilo, lontano dalla mamma. L’importante è non sminuirle: a noi grandi possono sembrare piccole, per un bambino invece sono emozioni che possono lasciare il segno».

Ma così non si rischia di enfatizzarle troppo? Crescere vuol dire anche imparare a modulare la propria emotività

«È vero, ma modulare non vuol dire soffocare. Se un bambino si sente ascoltato e compreso, non avrà timore a esprimere le proprie emozioni e, pian piano, imparerà anche a riconoscerle e a padroneggiarle per non farsene investire (e per non travolgere gli altri)».

Una bella responsabilità!

«Proprio così. Il rapporto che noi grandi abbiamo con le emozioni dipende in gran parte da come si sono comportate le persone che si sono prese cura di noi nell’infanzia. È dalla culla che impariamo come la tristezza o la gioia producono delle reazioni: se queste sono incoerenti con il bisogno e lo stato d’animo espressi, si può creare un precedente che ci accompagnerà e condizionerà».

Addirittura?

«Le assicuro che mi è capitato di avere adulti che, durante le sedute di terapia, raccontano di brutti ricordi legati all’infanzia e che, magari, oggi a noi adulti sembrano banali».

Come insegnare, per esempio, a trasformare la rabbia in qualcosa di positivo?

«Prima di tutto bisogna consentire al bambino di esprimersi. È arrabbiato? È giusto lasciarlo sfogare, ascoltarlo. Poi occorre cercare con lui una soluzione, per esempio aiutarlo a trasformare la collera (di per sè distruttiva) in determinazione».

E se c’è qualcosa che gli fa paura?

«Occorre insegnargli che, in certi casi, questa emozione è fondamentale per non incorrere in un pericolo. Mentre alcune paure, come quella del buio, possono essere affrontate ragionando. Basta accendere la luce per dimostrare che non ci sono minacce in agguato. L’importante è non giudicare questa emozione come un segno di debolezza, altrimenti il bambino crescerà con l’idea che sia qualcosa di cui vergognarsi».

E di fronte a un figlio che ha un’esplosione di felicità?

«Che meraviglia! È un errore credere che nei bambini questa emozione sia normale, scontata. Quando accade, quindi, è importante che mamma e papà partecipino alla gioia del figlio perchè anche questa emozione va coltivata. E non solo nell’infanzia».

Tratto da Il Bambino, il giornale per le mamme e i papà di Donna Moderna