Le merendine sono buone: ti fidi?

Dai le merendine ai tuoi bambini e un vago senso di colpa di pervade?

Le mamme degli altri bambini, al parco o a scuola sfoggiano fette di ciambellone fatto in casa ma tu, vergognandoti un poco, porgi un pacchetto industriale al tuo pargolo?

Qui è dove ti racconto cosa ho scoperto a proposito delle merendine industriali, appunto, con buona pace degli oltranzisti dell’home made e, spero, con buone possibilità di quietare ogni tuo turbamento a riguardo.

merendine arriviamo

C’è stato un Open Day Factory, settimana scorsa, in un grandissimo stabilimento di una delle maggiori industrie dolciarie italiane e ho avuto il piacere di parteciparvi. Ora, qui è anche dove ti dico a cuore leggero d’essere una detentrice di pasta madre, di fare il pane in casa almeno due volte alla settimana, di sfornare biscotti e crostate con un certo gusto e orgoglio e dove ammetto di essere entrata in fabbrica con una esagerata dose di pregiudizio rispetto a qualsivoglia prodotto da forno industriale e dunque che non ero partita esattamente con il piede giusto. Prima di tutto perché (te l’ho detto in ogni modo possibile nei miei post precedenti, eppure non è bastato affinché non ci cadessi, ancora, anch’io) il pre-giudizio ci impedisce (ti coinvolgo, sì) di stare nel qui e ora e di valutare, quindi, le situazioni di volta in volta; secondo perché ci impedisce di imparare cose nuove. Legate, incatenate, costrette dal giudizio pre-concetto (la separazione vuole farti porre l’attenzione sulla composizione della parola preconcetto, appunto), infatti, crediamo di sapere già ciò che invece, con una serena apertura al nuovo, potremmo finalmente apprendere. E ti dico che quanto ho visto ha da subito fatto crollare ogni mio pregiudizio.

La visita è stata organizzata da Merendine.it per un gruppo di mamme in rete che, interrogate ad uopo, avevano specificamente richiesto di poter visitare stabilimenti in cui si producano merendine per farsi un’idea più circostanziata su quella realtà.

Ecco, con questa premessa voglio introdurti in un mondo fatto prima di tutto di persone orgogliose del proprio mestiere. Un orgoglio basato sulla certezza di fare le cose per bene e ti dico che prove ne ho.

  • Il processo di lavorazione, per esempio, parte dai capitolati di fornitura a cui devono rigorosamente attenersi i produttori di farine, uova (che arrivano pastorizzate ma che devono essere rigorosamente di galline allevate a terra), burro e margarine, zucchero; e poi del cioccolato e di qualsiasi ingrediente occorra. Ogni materia che arriva in autocisterne viene analizzata prima ancora di venire introdotta nei silos e l’ho vista io la signora tecnica in tenuta da assalto, imbragata con cinghie di sicurezza degne di una Mission impossible, pronta al prelievo della cioccolata dalla cisterna appena arrivata nel piazzale fornitori! Ho poi visto con questi occhi divertiti e un po’ increduli un altro tecnico gonfiare palloncini di pasta lievitata per provare la tenuta delle farine, nel laboratorio di analisi e ricerca degno della tecnologia più avanzata! Scusami i punti esclamativi ma sapessi quanta meraviglia esprimono, che gioia m’è presa nel constatare che l’industria dolciaria (almeno quella che ho visitato, che racchiude però una infinità di marchi storici dei prodotti da forno) è così attenta alla salubrità degli ingredienti che utilizza.

  • La lievitazione, poi, avviene in modo del tutto naturale, da pani di pasta madre che vengono messi a dimora ogni 24 ore in celle frigorifere dedicate, dove forte si sente l’odore degli enzimi in moltiplicazione (lo so, posso sembrarti una fanatica e, se puoi, perdona l’enfasi ma credo tu mi possa capire se ti dico che pensavo orgogliosamente al mio barattolo di pasta madre, a casa, perché era come la mia, quella che vedevo lì, solo molto più grande) e dove ogni panetto viene riposto in immacolate cassette bianche che, tutte insieme, ricordano tanto una nursery.
  • L’impasto bianco è quella fase di lavorazione in cui, al pari di come si fa a casa, vengono assemblati gli ingredienti bianchi, appunto, cioè farine, zucchero e pasta madre. Questi sono tutti ingredienti che arrivano nelle impastatrici attraverso condutture direttamente dai silos, cosa essenziale per garantire l’igiene.
  • Con l’impasto giallo, poi, si aggiungono i grassi (burro o margarina a seconda delle ricette) e uova, anch’esse da silos.
  • Dalle impastatrici, a cui attendono operaie specializzate, gli impasti incominciano il loro viaggio verso i prodotti finiti che li vedranno passare in laminatoi, in cutters e in stampi dove avranno il tempo di lievitare e riposarsi, eliminando lo stress a cui sono stati sottoposti, prima di entrare nei forni passanti. Da questi ne usciranno, per esempio, croissant dorati e, importantissimo, verranno confezionati in ambiente così prossimo ai forni da garantire il mantenimento dell’igiene, oltre che della fragranza.
  • Il confezionamento, dal prodotto singolo fino alle scatole ultime è continuamente monitorato da frequenti postazioni di metal detectors, in grado di individuare eventuali corpi estranei e di bloccare all’istante interi tratti di catena produttiva al fine di risalire immediatamente al problema originario dell’inconveniente e dunque alla sua risoluzione repentina.
  • La datazione dei prodotti e l’apposizione dei codici di lotto garantiscono, poi, la completa rintracciabilità di ogni singolo pezzo, a completa tutela del consumatore e del produttore stesso che, in questo modo, può garantirsi una lunga pacifica e serena vita produttiva.
  • I prelievi, infine, di campioni su tutta la linea sono costanti, quotidiani, ripetuti più volte al giorno su ogni tipologia di prodotto e tutto il materiale prelevato subisce controlli accuratissimi nel laboratorio di cui ti parlavo prima da personale altamente specializzato.
  • La formazione continua, inoltre, a cui sono chiamati tutti i lavoratori, riguarda sia le specificità produttive, sia più in generale le norme igieniche da rispettare affinché l’intero stabilimento, e in particolare il singolo lavoratore e la sua postazione, rispondano alle ferree leggi che regolamentano l’HCPP. Ugualmente importanti i corsi per la sicurezza sul lavoro che tutelano i lavoratori in ogni fase della vita in fabbrica, dal piazzale esterno fin nel cuore della produzione.

La puntuale ed entusiasta (quanto basta) narrazione da parte della nostra guida, di ogni fase di lavorazione, ha rappresentato l’importante fil rouge che mi ha permesso di ritornare alla serietà, alla precisione con cui ogni lavoratore svolge il proprio ruolo, mentre la mia testa avrebbe voluto soffermarsi, di volta in volta, all’incanto di questo o quell’aspetto marginale, del quale ho comunque goduto. Potrei parlarvi per ore, infatti, degli aromi sprigionati nell’aria; delle biciclette gialle a disposizione per gli spostamenti interni;

Me orgogliosamente in bicicletta anche dentro lo stabilimento

delle fotocellule che hanno bloccato l’intera catena produttiva quando una sbadata co-visitatrice si è avvicinata troppo ad un punto critico; ai camminamenti studiati apposta per le visite alla fabbrica che apre i suoi stabilimenti anche alle scolaresche, in totale sicurezza; ecc, ma ti grazio e la smetto qui.

Quindi ora che sai queste cose, riponi pure in un cassetto a chiusura definitiva il senso di colpa che ti prendeva ogni volta che porgevi merendine ai tuoi figli, e ricorda che, in ogni caso, è la misura, la quantità, la ripetizione con cui gliele somministri che fa la differenza. Mangiare ogni giorno prodotti industriali da forno non fa bene tanto quanto non fa bene mangiare ogni giorno pane e salame, oppure ogni giorno crostata fatta in casa. Variare è possibile e, fortunatamente, anche all’interno delle numerosissime merendine, si può differenziare abbastanza e, ora lo sai, con serie e circostanziate garanzie.

Cosa darai oggi a tuo figlio per merenda?