Leggimi una storia

Abbiamo le case piene di giocattoli. Tanti giocattoli inutilizzati che si annoiano sul fondo di scatoloni colorati. Abbiamo le case piene di giocattoli, comprati con una scusa e forse col pretesto di colmare una qualche mancanza, che di mancanze e sensi di colpa è pieno ogni genitore e comprare un gioco è forse la strada più facile.
La più inefficace, ma la più facile.
Abbiamo bambini pieni di giocattoli eppure è così facile da capire che non è quello ciò di cui hanno bisogno. Che andrebbe benissimo anche una scatola con due finestrelle ritagliate a mimare un castello, perché quello che chiedono non è un gioco in più ma qualcuno che giochi con loro.
Ma poi ci sono le lavatrici da fare, e stirare, e la casa da tenere, e il lavoro, la cena, e le visite mediche e trovare il tempo per mettersi sdraiati in terra a giocare con loro diventa sempre più difficile. Trovare la voglia, poi, quasi impossibile.

Ma loro hanno bisogno di un confronto, di occhi negli occhi, di una voce e di parole che poi li stimolino a pensare. Di storie su cui riflettere e crescere. E allora ci si accorge che il punto a metà strada tra la loro voglia di contatto e il nostro saper essere disponibili possiamo trovarlo in un posto meraviglioso: dentro un libro.

Non è come giocare alla lotta, alle cuscinate, alle bambole, alle costruzioni.
È addirittura meglio. Con il libro giusto per le mani abbiamo la possibilità di inventare mondi e colori e figure e suoni e parole, di educarli all’emozione, alla varietà del linguaggio, ai toni di voce, al confronto con storie e situazioni che magari non vivranno mai ma ne vivranno di simili. E da lì partire a parlare di molto altro.

E Bruno Munari, Leo Lionni, Maurice Sendak, Iela Mari, Eric Carle, ma non solo: anche una pagina di un libro che non è nato per i bambini può andare bene. Purché contenga una storia, una curiosità, l’occasione per una domanda.
Si comincia da piccolissimi, con la spiegazione delle figure, di animali, colori, forme, e per ogni cosa un colore, e per ogni colore un rumore, l’avete mai visto l’incanto negli occhi di un bambino quando pensa che mamma sa tutto? No, mamma non sa tutto, te ne accorgerai presto. Passerà il tempo e aumenteranno le loro domande di pari passo ai nostri “non lo so”, ma si può educarli all’idea di poter cercare delle risposte dentro qualche libro, dentro una figura, una foto, una mappa, una storia. Abituarli all’idea che leggere è un gioco bellissimo, non solo un obbligo scolastico.

Con quest’intento ha preso vita il progetto Nati per leggere, con iniziative e incontri su tutto il territorio nazionale (sul sito il calendario dei prossimi incontri) per incoraggiare la lettura e per dare l’occasione a ogni bambino di farsi raccontare e di imparare a raccontarsi. La mia infanzia è un libro di storie fantastiche, con la copertina rossa ruvida e dei disegni bellissimi. Ho imparato ad amare le parole a cominciare da quello, ce n’erano di meravigliose.

I libri. Le parole. Le storie. E da lì il mondo tutto.
Non riesco a pensare ad un regalo più bello per loro.

E voi che ne pensate?