Libera App, liberi tutti? Ovvero quando i bambini agiscono incontrollati nel web

Scaricavano App sugli iPhone e sugli iPad, evidentemente incontrollati, i bambini i cui genitori si sono visti addebitare centinaia di dollari sul conto bancario e che ora hanno ottenuto un rimborso complessivo di 32,5 milioni di dollari dalla Apple. Si tratta per lo più di bambini che, nei 15 minuti in cui la finestra di iTunes Store si apre dopo che si sono inseriti i propri dati, scaricavano ogni tipo di App a pagamento per giochi che inizialmente sono gratuiti. La Apple è stata costretta a rinfondere i malcapitati (e immagino infuriati) genitori perché avrebbe reso troppo semplice l’accesso a quei 15 minuti. Questo limite temporale, in ogni caso, poteva essere settato a zero secondi, per tutela, dai genitori che non lo hanno fatto.

Credit: Monica Penitenti

Fermo restando che ora la casa di Cupertino lavorerà alacremente a recuperare quell’esborso creando qualche altro finto bisogno sul quale i suoi clienti si butteranno a pesce (un nuovo device, che so, per allacciarsi le scarpe?), resta il fatto che i bambini di cui sopra hanno avuto libero accesso allo Store della Apple, probabilmente attraverso il loro iPhone o il loro iPad, per registrarsi al quale occorre possedere una carta di credito (in realtà ci si può registrare anche senza, ma in quel modo non si potranno fare acquisti). Chi gliel’ha fornita? E soprattutto: quando gliel’ha fornita, ha spiegato al bambino in questione che i soldi, dentro, non ci finiscono per magia?

Tutto questo fa sorgere una domanda per te, mamma italiana che forse hai fornito il tuo pargolo di uno smartphone da cui è possibile replicare le gesta dei bambini statunitensi: quali funzioni hai abilitato su quel telefono? Controlli in qualche modo cosa fa tuo figlio con quell’aggeggio?

Non amando affatto l’idea che i genitori adottino il controllo come strategia educativa, mi auguro che nel momento in cui tu hai deciso che il tuo bambino era perfettamente in grado di gestire un iQualcosa, ti sia premunita raccontandogli per bene come funziona il semplice sistema lavoro-guadagno-spendo-spendianchetu. Che gli sia chiaro, dunque, che se con quel dispositivo (come in qualsiasi altro modo) fa degli acquisti, poi qualcuno dovrà lavorare per pagarli e che, fino a che lui non troverà un impiego retribuito, verosimilmente dovrai lavorare tu per farlo.

Il discorso potrebbe sembrare un po’ crudo se penso a certi bambini piccoli che sfoggiano con indifferenza o si bullano di avere un iGiocattolo qualsiasi, ma davvero credo sia da fare. Che lui creda, infatti, che l’iPhone/iPad siano poco più che giocattoli è un conto (da chiarire, però) ma che lo creda tu è ben un altro. Non è un giocattolo o smette di esserlo nel momento preciso in cui, attraverso quello, il piccolo, per esempio, fa degli acquisti veri.

Il grande divulgatore di sapere informatico, recentemente scomparso, Marco Zamperini, avvertiva che il fatto che i nostri piccoli siano immersi in un mondo pieno di devices, e che magari li sappiano anche utilizzare, non vuol affatto dire che automaticamente ne capiscano il funzionamento. Quindi, aggiungerei, qualcuno dovrebbe spiegar loro un po’ di cose, prima.

Insomma, funziona come con la bicicletta: gliela regali e magari all’inizio gli lasci le rotelline laterali, poi piano piano, le levi e fai in modo che pedali autonomamente mantenendosi in equilibrio. Nelle istruzioni per l’uso non c’è scritto che sono necessarie più e più cadute dalla bicicletta per imparare bene ad andarci, ma tu lo sai e sai anche che il bimbo saprà procurarsi buche e pozzanghere opportune per fare pratica. Se, però, tu gliene avrai parlato, se gli avrai fatto capire che le pozzanghere sono affrontabili in bicicletta ma i laghi no, difficilmente pretenderà di attraversare il Garda pedalando. Non so se mi spiego.

Fuori di metafora, dunque, se proprio pensi che un iCoso possa stare nelle sue mani, procurati, appunto, di spiegargli per bene un po’ di cose, prima, in modo da non incappare nel problema che hanno dovuto affrontare con una class-action (che è un grande dispendio di energia e, inizialmente, cioè fino a che non si risolve con una vittoria, di soldi) i molti genitori della notizia in cronaca in questi giorni.

Ti ho messo una pulce nell’orecchio? Vigilerai o farai prevenzione? Quale strategia educativa adotti in proposito?