Risolvere i conflitti con i bambini

Anche i bambini piccoli hanno conflitti tra loro, con i fratelli più grandi, con i genitori, con i caregivers. Dircelo e prenderne atto ci è necessario. Siamo stati piccoli anche noi, con un piccolo sforzo di memoria possiamo addirittura rintracciare il nostro primo vero conflitto. Potremmo, quindi, comprendere ed accettare che anche i nostri figli devono passare attraverso l’esperienza della gestione dei conflitti, anche se questo ci tira dentro in prima persona perché, qualche volta, il conflitto ce l’hanno proprio con noi.

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credits: trolf

Chissà quante volte ti sei sentita dire che i figli assomigliano ai genitori, e magari non ne puoi più. Qui nessuno lo dirà. Non è detto che i figli assomiglino ai genitori, secondo me, ma è forse più vero che assomigliano all’ambiente in cui crescono, ed imparano e si adattano ad esso. Quindi la loro posizione all’interno di un conflitto sarà facilmente correlata al loro ambiente. 

Analizziamo prima di tutto il conflitto che può avere con te e diciamoci pure che più che attribuire la responsabilità del bisogno di conflitto di tuo figlio («è tale e quale a tua madre» ci sentiamo dire, oppure siamo noi a dire al nostro compagno «fa come fai tu»), potrebbe essere più utile ragionare in termini di accettazione di quel bisogno. Accettare, cioè, che lui ha spesso esigenze diverse o addirittura divergenti dalle tue e che ha bisogno di farle valere, di misurarcisi e con ciò, se parliamo dell’età entro i 3 anni, potremmo addirittura dire che ha sempre ragione lui. Provo a fare degli esempi:

  • è l’ora stabilita (da te, dagli adulti) perché lui vada a dormire ma proprio non vuole e chiede di rimanere sveglio ancora un po’. Per motivi che tu (e forse un altro adulto come te) ritieni giusti, insisti perché vada a nanna, lui si ribella ed entrate in conflitto. Litigate secondo le vostre specifiche tecniche che nel tempo state mettendo a punto e, spesso, finisce che lui piange, prima di addormentarsi, sfinito.
  •  Tutto come sopra fino al momento in cui qualcuno piange e non riesce ad addormentarsi. Spesso è lui; qualche volta però la frustrazione porta te a piangere e a roderti/pentirti/darti ragione dell’accaduto, mentre lui ormai dorme.

Tutti impariamo cose nuove, ogni giorno, in ogni momento sia tu, quindi, che lui. Forse ti emerge da dentro, a questo punto, la consapevolezza che, in ogni caso, potresti orientare diversamente il tuo intervento e che potresti farlo sicuramente meglio di lui (per l’esperienza fin qui accumulata), se fossi aperta alla possibilità che lui abbia davvero ragione. Prova a pensare per un istante che qualcuno insista per farti dormire quando tu non ne hai voglia/bisogno/desiderio. Quale ragione potrebbe mai avere quel qualcuno, per insistere tanto? Potresti pensare che non ha più piacere di averti intorno sveglia, con le tue domande di attenzione, con il tuo bisogno di vicinanza; che potrebbe non volerti affatto bene e volere la tua momentanea cancellazione dalla sua vista; che potrebbe non vederti affatto, tanto da non capire che tu, invece di dormire, hai bisogno di veglia, per imparare altro ancora dalla tua giornata, di misurare il mondo anche con il buio, di addormentarti in un posto diverso dal tuo letto, solo per il gusto di farlo. Non barare, dire ora che penseresti che è semplicemente stanco perché ha lavorato tanto, non vale! Potrei risponderti che essere stanco non gli dà il diritto di imporre a te di dormire. Ricordati che stiamo provando ad analizzare la situazione al di fuori del giudizio o della attribuzione di colpe. E se mi hai seguito fin qui, se sono stata chiara, se immaginarti al posto di tuo figlio ti ha smosso qualcosa, sono abbastanza certa che saprai trovare in te la modalità più accogliente delle esigenze di tutti e fare in modo che il momento della nanna non si concluda in un conflitto. E questo non perché il conflitto sia di per sé sia un evento negativo, sia chiaro. Solo per andare a dormire sereni, tutti, e poterci svegliare il giorno dopo con sorrisi autentici e non remissivi o adattati.

Se impariamo a gestire noi per prime il conflitto con loro (e qui gli esempi potevano essere molteplici, dai temi inerenti l’alimentazione a quelli sul vestiario, l’uscire, la TV, il rispondere o il lavarsi), ad accettare anche la frustrazione di non poter sempre “comandare”, daremo un buon esempio, che funziona sempre, quando è onesto. La conseguenza sarà che anche quando il conflitto sarà suo con i suoi pari o con i fratelli maggiori, avrà maggiori possibilità di non rovinare sotto il peso della propria frustrazione.

Questo, abbastanza verosimilmente, aprirà una strada percorribile più serenamente, che lo condurrà a fare un proprio autonomo bilancio di opportunità tra il pretendere di avere sempre ragione, l’adattare le proprie richieste al momento e al luogo o il cedere su tutto e diventare remissivo.

Naturalmente questo, ancora, è un ragionamento che può essere adattato a qualunque età, nessuno escluso. Come adulto, come madre, certo tu hai la responsabilità dell’educazione di tuo figlio, lo sai bene. Solo che a volte può capitare che ti dimentichi che i punti su cui vuoi avere ragione sono tuoi punti. Non è, questo mio, un invito a trattare continuamente, a contrattare cioè con i bambini, perché credo invece che dei punti fermi nell’educazione dei bambini, dobbiamo pur averli. È, piuttosto, un invito a riconsiderare, alla luce dei conflitti che avvengono (o al buio di quelli che non avvengono mai – uguale stranezza), le tue posizioni con onestà e decidere di conseguenza, contemplando l’elasticità.

Immagina, infine, dopo quanto letto fin qui, che al momento della nanna, pur con la tua stanchezza o semplicemente con il tuo sacrosanto diritto ad uno spazio tutto tuo, invece di imporgli un orario preciso in cui finire a letto, tu gli dica qualcosa tipo: «hai ragione, hai voglia di stare ancora un po’ sveglio. Va bene, resta qui con me mentre io faccio… e quando ti sentirai troppo stanco per restare qui, mi darai la buonanotte e te ne andrai a letto. Altrimenti potremmo fare che io interrompo di fare…, vengo ad accompagnarti ora a letto, ti leggo una bella storia e poi tu pensandoci ancora un po’ cercherai di immaginarti come possa andare avanti, e domani me lo dirai». A te non sarà costato un prezzo troppo esoso, lui avrà ottenuto di starti ancora intorno, non sarà stato necessario il conflitto e l’indomani mattina tu potrai scrivere come è andata a finire la favola nei suoi sogni. Questo sì sarà impagabile perché magari, nel sogno, il drago si sarà trasformato in bicicletta e pedalando pedalando, il bambino avrà saputo raggiungere la cima del Monte Impossibile.