Un San Valentino più basso

Che li si ami e li si protegga dal primo giorno è scontato.
Li abbiamo voluti, desiderati così tanto, sognati con mille facce diverse, li abbiamo pensati con un carattere preciso quando erano ancora un abbozzo millimetrico di cellule, immaginavamo situazioni, siparietti, sorrisi, risate, era tutto molto chiaro, come nei dialoghi immaginari che però poi non si verificano mai così come li avevamo sognati.

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Poi sono arrivati, piccoli, meravigliosi, e abbiamo imparato a gestirli, a nutrirli, vestirli, crescerli, a capirli. Li abbiamo amati, li amiamo, perché è così, è naturale, non potrebbe essere altrimenti. Perché sono i nostri bambini, poco importa che si discostino da quegli esserini idealizzati che immaginavamo quando ancora non erano.

È l’amore materno, l’amore paterno, genitoriale, nei confronti della propria prole.

Poi invece arriva un momento che crescono e li vedi che diventano persone “altre”, davvero “altre” da te, e non c’entrano proprio niente con quello che hai sempre pensato che sarebbero stati. Li guardi, come guarderesti una nuova persona che vuoi conoscere, con quell’amore incondizionato di fondo, ma con lo sguardo con cui guarderesti un essere sconosciuto.

E lì, ti sorprendi: te ne innamori davvero. Te ne innamori in quelle cose che non ti aspettavi mai che sarebbero diventati, nelle caratteristiche che non sai ritrovare in te e neanche nel padre, in quei piccoli dettagli e particolari che sono tutti squisitamente loro: spigoli, imperfezioni, caratteri, difetti e pregi.
Nuovi.
Tutti loro.
Non glieli hai dati tu, sono proprio un loro prodotto, o della loro interazione sociale nel mondo e li guardi sorpresa perché eri abituata che qualsiasi cosa facessero gliela avessi in qualche modo indotta tu e ora no.

Diventano altro. E tu questo “altro” lo guardi e te ne innamori come di persone nuove. Di persone che non sono tue, ma che ami in una maniera ancora più genuina, perché sono così meravigliosi che alla luce di queste nuove scoperte, sai che li ameresti anche se non fossero tuoi. Che hanno accidentalmente qualcosa dei tuoi tratti somatici ma che stanno diventando altro da te e stanno diventando un altro bellissimo.
Non amo San Valentino. Ma se quest’anno dovessi fare un regalo all’amore più sorprendente degli ultimi mesi – senza nulla togliere all’amore quello vero, quello alto, alto fisicamente intendo – lo farei a loro.
A quella bassetta con tutte le sue perfezioni provvisorie, la sua determinazione, le sue idee chiare, il suo sarcasmo, il senso dell’umorismo e della misura che chissà dove l’ha trovato.
A quello bassetto con i suoi terremoti, il suo melodramma, il suo daltonismo creativo, le sue parole inventate, i bronci e i musi e tutto quello che sa inventare.

Il mio San Valentino è per loro.