Adolescenti arrabbiati, genitori disorientati

La maggior parte dei genitori si dedica normalmente ai figli preoccupandosi di assisterli nel migliore dei modi, di accudirli con amore, di risolvere loro ogni possibile avversità, di sollevarli dalle tante fatiche della vita.
Nel cercare di attenuare difficoltà, bisogni e frustrazioni si corre il rischio di eccedere: a ogni richiesta e a ogni capriccio si offrono beni materiali in grande quantità, ritenendo di fare bene.

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credits: chuckp

Oltre alla convinzione che ai figli non debba mancare nulla perché non si sentano inferiori agli altri e non soffrano (magari come hanno sofferto loro in passato), per molti genitori è forte la paura di non saper gestire i ragazzi una volta che non sono riusciti a opporsi alle loro continue richieste.
Si tende così a sollevare i propri figli dalla pur minima incombenza, a difenderli a spada tratta, salvo poi non accorgersi dei reali bisogni da loro espressi, riconducibili per lo più a esigenze di vicinanza, rispecchiamento e contenimento.
Schierarsi sempre dalla parte dei figli, mettendosi a loro completa disposizione nella convinzione di essere genitori migliori, finisce infatti per appiattire la relazione in sterili comunicazioni «di servizio»: «Come è andata a scuola?», «Cosa hai fatto oggi?», «Cosa hai mangiato?», «Adesso spegni la televisione!», «Togliti dal computer!», «Rimani a tavola ancora un po’», «Hai fatto i compiti?», seguite da risposte svogliate, appena accennate, quasi automatiche; a volte, paradossalmente, piene di rabbia.