Adolescenza: eravamo davvero così diversi?

“Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane”. (Italo Calvino)

Gli adolescenti sono stranieri in casa. Trincerati dietro la porta di quella cameretta dove i puzzle colorati hanno lasciato il posto a cantanti dai nomi impronunciabili e dai testi che non impareremo mai. Sempre col broncio. Sempre pensierosi. Con la testa fissa sul telefonino o sul computer, risposte a monosillabi, nessuna voglia di condivisione, figuriamoci di tenerezza.

adolescenza

C’è chi li ha definiti nichilisti.
Chi si limita a dirli svogliati. Senza entusiasmi, senza futuro.
Umberto Galimberti, noto psicologo e filosofo, ha scritto molto riguardo all’adolescenza “tappa inconclusa dell’eterno disordine”.
L’abbiamo dimenticata? Abbiamo dimenticato com’era?
Allora perché non riusciamo a capirli? Come dobbiamo comportarci con questi sconosciuti dal volto così famigliare e somigliante al nostro?

Non eravamo davvero così diversi come (ci) raccontiamo.
Loro hanno i social network, noi avevamo le discoteche, loro hanno i rischi legati alla vita online, noi avevamo tutte le raccomandazioni legate alla droga, alle stragi del sabato sera, a tutte le cose di cui i telegiornali si riempivano di settimana in settimana. Esattamente come oggi.