Conosci il pene. Discorso semiserio per te, donna che cresci

Parliamo di pene. Continuiamo cioè il discorso semiserio che era incominciato con il post sulla vagina. Che in italiano il pene sia semanticamente identico ai dolori, potrebbe ispirarci qualche ulteriore riflessione. Al momento mi limito a dirti che sei coinvolta in prima persona, non in quanto detentrice di un pene (tuo o altrui) ma perché, in una vita ricca di molteplici e sfaccettate esperienze nei più svariati campi, prima o poi dovresti incontrarne uno. E se a leggere sei tu, reale detentore di un pene, eccoti, di nuovo, un punto di vista femminile, un po’ ilare e un po’ stimolante di riflessioni che magari non hai fin qui fatto. Perdona chi scrive se indulgerà in confronti con la vagina, poiché l’intento sarà solo esplicativo o, al più, ironicamente provocatorio.

Denominazione: curioso che nella nostra lingua le cose belle, positive, stimolanti, attraenti vengano paragonate alla vagina, utilizzando numerosissimi suoi sinonimi e le cose brutte, negative e avvilenti vedano l’utilizzo dei sinonimi del pene. Ma non ci fermiamo a questo perché non ci piace mettere il pene in cattiva luce. Non è una gara. Il pene ha una sua dignità anche da un punto di vista meramente linguistico. Certo, per correttezza, bisogna però rilevare che il termine fallo, suo sinonimo, non aiuta, specialmente se si è sportivi e si comprende che significa anche errore, sbaglio, trasgressione delle regole, che di solito prevede una punizione conseguente. Va bene, sorvoliamo su questo aspetto, con buona pace di Freud.

Posizione geografica: checché ne pensino molti maschi, non si trova al centro del mondo. Le donne che hanno avuto a che fare almeno una volta con un pene, fosse quello piccolo e indomito di un neonato o quello più cresciuto di un uomo adulto, sanno che, istintivamente, esso è ritenuto dal proprio regolare detentore, il timone di ogni rotta. A parziale giustificazione di ciò, possiamo citare la riproduzione della specie, sia che avvenga con rapporto sessuale o sia con donazione di sperma, poiché coinvolge per forza di cose almeno un pene e dunque, tanto quanto una vagina è chiglia, esso è sì timone. Se vogliamo proseguire con le metafore marinare, le vele sono l’accordo tra i due sessi. Accordo. Nel disaccordo e nella forzatura, quello che può avvenire è, come dicevo nel precedente post, la morte dell’uomo e la rivelazione dell’animale. Quando invece c’è l’accordo, le vele porteranno geograficamente il pene a spostarsi tanto quanto si sposterà una vagina. E spostarsi, in questo caso, significa che pur rimanendo innestato nel medesimo punto, sul corpo maschile, esso si orienterà diversamente, rialzando la testa, diciamo, verso una nuova luce. Previa poi tornare dimesso, teneramente.

Consistenza: variabile anche quando non considerato. A differenza della vagina, il pene si avvantaggia di una sua specifica autonomia di inturgidimento. Nell’imbarazzo del suo detentore, tuttavia, spesso si anima magari grazie ad un semplice cambio di temperatura o, come succede spesso al mattino inorgogliendolo oltremodo, per un semplice afflusso di sangue. Tende anch’esso ad avvizzire e va dunque mantenuto in esercizio. Contrariamente all’utilissimo work out per vagine, l’esercizio fisico per peni è totalmente inutile. Ma il maschio medio ci impiega molto per capirlo e spesso si fa abbindolare da pubblicità ingannevoli di manubri per peni. Il pene non è fatto di muscoli ma di corpi cavernosi e di un corpo spugnoso. Materia non rinforzabile con l’esercizio di sollevamento pesi. Che i maschietti si rassegnino. L’esercizio possibile è, piuttosto, mentale. Ma per questo ci riproponiamo di scrivere un trattato.

Utilizzo: partiamo dal non utilizzo o, per meglio dire, dal cosa non fare con il pene. Non pensare con esso. Le azioni che ne seguirebbero difficilmente sarebbero sagge. Questo vale per i maschietti, naturalmente. Per le femminucce, invece ciò che non bisogna farci è concentrarcisi per scopi riproduttivi. Niente avvilisce di più un pene (con relativo regolare proprietario) che l’assillo riproduttivo di una donna. Se vorrà riprodursi, Egli saprà farlo, in un modo o nell’altro. Abbiate pazienza e rispetto.

Per ciò che invece prevede l’utilizzo del pene, è cosa buona e giusta lasciare spazio alla fantasia, poiché questo vale per qualsiasi genere, sia M, F, E o T(maschio, femmina, ermafrodita o transessuale).

Come la vagina o i muscoli dei polpacci, tanto quanto la pelle, o il sangue, anche il pene è meravigliosa espressione della perfezione che ci è stata donata e di cui facciamo tutti parte. Onoriamo la vita, quindi, e permettetemi l’azzardo: onore al pene!