Bancomat: la carta magica e il valore del denaro

Ora più che mai è importante dare un valore al denaro, assegnandoli un ruolo importante nella gestione del nostro quotidiano e nella visione d’insieme del nostro progetto di vita. Per molti e per troppo tempo è stato il dio supremo, un dio insaziabile. Per chi come me ha vissuto l’adolescenza negli anni ’80 e la meglio gioventù negli anni ’90, per quanto si possa sforzare di pensare che il Cheap è Chic e il Risparmio è Cool… sono ormai in circolo da troppo tempo le immagini del film «American Gigolò», quindi se non ho almeno 20 cravatte Armani e non mi metto a fare gli addominali attaccato al soffitto, mi sento uno sfigato.

Pensiamo quindi alle nuove generazioni: educare i nostri figli al giusto valore dei soldi è un bel modo per incominciare ad espiare le nostre colpe consumistiche. Non è facile, vogliamo dargli tutto ciò che desiderano, più tutto quello che desideriamo noi. Senza contare i nonni, che non sono i nostri genitori –taccagni – ma delle fabbriche di giocattoli!

Compito ancora più difficile per i genitori separati. Mia figlia ad esempio chiamava il bancomat «la carta magica» e infatti lo era: non si fermava mai e magicamente produceva regali, vestiti, dolci e qualsiasi altra cosa desiderasse.

La voglia di compensare la propria assenza con regali sicuramente non aiuta ad educare i propri figli. Ho stabilito quindi un budget e le ho spiegato cosa dovevo fare tutti i giorni per poter avere quella possibilità: non era magia, ma frutto di lavoro e sacrifici. C’è stato subito un cambiamento radicale nel valore che mia figlia dava al denaro e agli oggetti che acquistava, una considerazioni diversa, un’attenzione maggiore, fin troppo… per scegliere una t-shirt passavamo ore in un negozio, mentre le commesse impietosite mi portavano acqua e viveri!

Il metodo della paghetta di fatto può essere un ottimo approccio per educare i propri figli alla gestione consapevole del denaro e può anche essere un utile spunto per renderli partecipi dell’economia familiare.