Il senso dell’Educazione Emotiva

La regola, data al momento appropriato e in un contesto di accoglienza e condivisione, rappresenta l’elemento indispensabile per modulare gradualmente l’eccesso verso cui generalmente tendono gli adolescenti.

credits: mattcaplinphotography

Un genitore, per essere un valido allenatore emotivo, dovrà pertanto:
• interessarsi alle emozioni dei figli con autenticità, trasformandole in occasioni di intimità, di dialogo e di condivisione;
• trascorrere un po’ di tempo con i figli senza essere impaziente o liquidatore, condividendo con loro sensazioni, palpitazioni e difficoltà;
• aiutare a riconoscere le pulsioni interne dei figli e a gestirle prima che queste li facciano sentire in balia di oscure e temibili forze dentro di loro;
• costruire insieme regole da rispettare, soluzioni di problemi, interazioni e giochi attivando la cooperazione e la sintonizzazione;
• far rispettare le regole e i divieti adottati: insegnare il senso della misura garantisce e protegge la dignità dei figli;
• rispecchiare con buona approssimazione stati d’animo, sensazioni e bisogni dei figli, senza confonderli con altri, per offrire loro la possibilità di modulare le proprie pulsioni attraverso le emozioni e le indicazioni dell’adulto.
Grazie a interazioni e connessioni di questo tipo è possibile aiutare i figli a fidarsi dei propri sentimenti, a gestire le proprie emozioni, anche le più spinose e conflittuali, a sviluppare una buona stima di sé, a socializzare con più facilità e a trasformare
le pulsioni, tendenti alla scarica immediata, in emozioni costruttive e condotte evolute. Tutto questo è necessario per la realizzazione di una valida cabina di regia interna senza la quale gli adolescenti tendono inevitabilmente a cercare fuori di sé (attraverso il Lucignolo di turno) il proprio baricentro, affidandosi a vere e proprie «protesi esistenziali» come le droghe, l’alcol e tanti altri comportamenti compulsivi e ossessivi indotti da «tiranni» esterni.
Questo è il senso dell’Educazione Emotiva.