Il diario segreto: questione di privacy

La privacy è una cosa seria. Siamo tutti chiamati a rispettarla e non solo perché firmiamo continuamente quei moduli ogni volta che abbiamo a che fare con un professionista, dal dentista al ginecologo, dallo psicologo al fisioterapista. In italiano la parola giusta è riservatezza e, per ciò di cui voglio parlarti, è davvero la parola perfetta.

Ti è capitato di mettere le mani sul diario privato che tua figlia ha “dimenticato” dove tu avresti potuto facilmente trovarlo?

credits: Monica Penitenti

Tuo figlio ha mandato a te “per sbaglio” un sms birichino destinato ad un suo amore? Ecco, quelle sono le situazioni in cui sei responsabile del massimo della riservatezza. Se è vero, come diceva Freud, che un oggetto dimenticato ci manda un messaggio preciso, non è detto che tu debba proprio leggerlo, perché il maestro della psicanalisi intendeva che una nostra dimenticanza dice qualcosa di preciso a noi stessi, se vogliamo capirlo. Non siamo dunque giustificati se ci intrufoliamo dove non dovremmo. Meglio, possiamo dire che forse per una volta può pure passare come reale interessamento ai sentimenti dei tuoi figli. Però lo sai anche tu che è una giustificazione stirata, un po’ forzata. Confidare i propri pensieri, gioie e pene che siano, ad un diario, è e resta un atto privato tra chi scrive e questa entità astratta che si concretizza nelle pagine bianche ma che nella mente di chi scrive, appunto, deve restare astratta perché gli si possa aprire il proprio cuore. Per gli sms vale lo stesso. Sono messaggi che tuo figlio manda a qualcuno che non sei tu e tu non li dovresti conoscere. A meno di avere sospetti fondati su attività strane da monitorare, mai e poi mai dovresti leggere nemmeno un sms non destinato a te. Anche se tuo figlio non dovesse mai venirlo a sapere.

Un amico, padre di tre figli maschi, ha prestato il proprio smartphone al figlio sedicenne, che dopo averlo utilizzato una volta, glielo ha restituito. Ha scoperto poi che, dopo l’uso, il figlio aveva lasciata aperta la funzione per cui ogni volta che, con una applicazione di messaggistica gratuita, il figlio inviava un messaggio agli amici, sul telefono in questione egli li poteva leggere tranquillamente. Benché persona sensibile e accorta, non ha resistito alla tentazione di leggere, effettivamente, tanta (troppa) corrispondenza tra il figlio e i suoi amici. Si diceva (e diceva a me) che, in fondo, così facendo teneva sotto controllo il figlio, in età difficile, in una città pericolosa, ecc. Capito cosa voglio dire?

C’è sempre una giustificazione valida, se vogliamo proprio averla. Ma la privacy è sacra. Se vogliamo conoscere di più la vita dei nostri figli, dobbiamo impegnarci di più, diversamente, meglio. La violazione della privacy, oltre ad essere un reato punibile per legge, è una vera scorrettezza che non fa bene a nessuno. Anche quando la persona “intercettata” non verrà mai a saperlo, noi lo sapremo sempre. Avremo rubato e questa resterà una macchia nel nostro rapporto.

Perciò, cara lettrice, amico caro, se ti è capitato qualche volta di leggere pagine riservate o sms non indirizzati a te, smettila. Pensa, semplicemente, se i ruoli si dovessero invertire e fossero i tuoi messaggi privati ad essere intercettati dai tuoi figli. Non stavi flirtando col capo, anche se quel messaggio potrebbe farlo credere. Non stavi sparlando di tua moglie con la sua amica, ma quelle parole sembrerebbero incolparti. Ti arrampicheresti sugli specchi per spiegare, per giustificarti, dopo esserti arrabbiato per la mancanza di riservatezza, no? Ecco, appunto.

Dal momento che hai fornito i tuoi figli di diario o della possibilità di mandare messaggi agli amici, hai stabilito con loro che ti saresti fatta i fatti tuoi. La privacy o riservatezza, inoltre, è quella stessa cosa per cui dovresti abituarti a bussare prima di entrare nella loro camera, quando loro sono là. Ma magari quello lo fai già, lo hai sempre fatto, per dar loro l’esempio di come ci si comporta, così da tutelare la tua stessa privacy, di quando sei in camera tua.

Va bene, magari ancora non lo fai. Allora è ora di imparare. La confidenza e l’intimità che i nostri figli ci concedono non sono un passepartout, chiave universale per entrare ovunque a nostro piacimento. Essi sono invece doni preziosi che vanno custoditi come gemme rare. Quindi, armati dei migliori intenti e falla plateale, magari. Annuncia, cioè, che non vuoi più trovare il diario abbandonato in giro, perché sei molto tentata di leggerlo, ma che siccome sai che non devi, non vuoi cadere in tentazione. Stessa cosa vale per il telefonino. E poi tu, perché hai capito che devi, ti educhi, piano piano, in privato a non sentire nemmeno il più vago impulso di violazione, vero? Conto su di te, ce la puoi fare!