Love addiction negli adolescenti

La «love addiction» può manifestarsi a qualsiasi età, anche se le giovani e le giovanissime rappresentano il target più colpito.
Coloro che in genere mostrano segni di tale dipendenza provengono da famiglie in cui sono state trascurate e che non si sono prese cura dei bisogni emotivi espressi dalle proprie figlie fin da piccole. La storia familiare può essere inoltre caratterizzata da carenze affettive tanto evidenti e protratte da indurre la figlia a fare l’impossibile per ottenere dai genitori qualche risposta affettiva («bambina rianimatrice»).

love addiction

credits: alessandrabacci

È probabile che la tendenza a mantenere un ruolo simile possa stabilizzarsi nel tempo: gesti, pensieri, comportamenti possono rimanere finalizzati a suscitare amore e risposte affettive da partner anaffettivi, indifferenti o addirittura completamente inadeguati e disadattati.
Spesso nella vita si ripropone il medesimo copione semplicemente perché non se ne conoscono altri. La «love addiction» si presenta quasi esclusivamente nelle donne, poiché, probabilmente, è diverso il funzionamento psichico tra i due generi: gli uomini tendono di solito ad allontanare il dolore dalla mente attraverso l’identificazione con le figure genitoriali fredde o attraverso altri meccanismi simili, ma sempre per lo più inconsapevoli (questo spiegherebbe perché alcuni maschi siano superficiali, anaffettivi, riluttanti a relazioni profonde, fino a essere aggressivi e prevaricatori con le partner); le donne invece tenderebbero a rivivere e riproporre ciò che nell’infanzia si è inutilmente fatto (rianimare) nella speranza di riuscirci almeno una volta.
Attualmente la dipendenza affettiva, molto diffusa tra le ragazze e le giovanissime, concentrate a salvare a tutti i costi ragazzi di solito più grandi di età e con notevoli problemi di droga e di alcol, non è classificata come patologia nei sistemi diagnostici ufficiali, a dimostrazione dell’invisibilità del fenomeno e della scarsa attenzione posta dagli operatori del settore ai meccanismi che portano a tanta sofferenza.
Eppure i sintomi delle giovani pazienti sono rilevanti. Tra tutti spicca la paura: un’ossessiva paura di perdere l’amore, della separazione, della solitudine, di mostrarsi per quello che si è. E poi, senso di colpa e di inferiorità misto a rabbia e a rancore, depressione, disturbi del comportamento alimentare, insonniaansia e forte stress psicofisico.
Tendenti a non chiedere aiuto e a non riconoscere per lungo tempo il problema, queste ragazze, pur di non perdere la relazione, arrivano spesso a condividere con il partner l’assunzione di sostanze stupefacenti o a partecipare ad azioni criminose e a condotte disadattate.

Tratto da Nuovi Adolescenti, nuovi disagi, di Schiralli – Mariani, Mondadori