Il tempo giusto per ogni cosa

Stare a casa da solo, viaggiare senza mamma e papà, avere il cellulare, parlare di sesso, navigare su internet. C’è un tempo giusto per ogni cosa. E, anche oggi che i nostri figli sembrano sempre più precoci, bruciare le tappe è un errore. Come, al contrario, non favorire la loro autonomia. Qui i consigli dell’esperto

Un telefonino tutto suo già a 8 anni, l’accesso al computer (e al Web) anche molto prima. Poi, però, se si tratta di dare il permesso per il campeggio (con la società sportiva, il Wwf o l’oratorio) senza i genitori, scattano le paure (soprattutto materne) e si tende a rimandare. «È una delle contraddizioni del nostro tempo» spiega Daniele Novara, pedagogista e consulente per genitori (daniele. novara@cppp.it). «Da un lato i figli iniziano prestissimo a maneggiare gadget tecnologici sempre più sofisticati, dall’altro in famiglia viene prolungato all’infinito l’accudimento, nel vestire, nell’igiene personale, nel comportamento a tavola (ci sono mamme che tagliano il cibo nel piatto fino alla quinta elementare!) rallentando enormemente la conquista dell’autonomia, la capacità di fare da sé». Un esempio? Secondo una ricerca europea pubblicata sul sito del Centro nazionale delle ricerche i ragazzini delle medie che vanno a scuola da soli sono, in Italia, il 30 per cento. Contro l’80 per cento di Paesi come Francia, Germania e Inghilterra. La causa? Le eccessive ansie dei genitori di casa nostra.Vediamo, allora, qual è l’età giusta per ogni conquista.

… Stare a casa da solo «Dagli 8-9 anni non ci sono controindicazioni di nessuna natura» spiega Daniele Novara. «Perché a quell’età il bambino ha acquisito il cosiddetto “pensiero operatorio”. Cioè è in grado decodificare i pericoli della casa, ha coscienza dello scorrere del tempo e può restare da solo senza problemi anche per un paio d’ore quando la mamma ha una commissione».

… Viaggiare senza mamma e papà «In alcune scuole materne di cui sono consulente pedagogico i bambini di 5 anni trascorrono una settimana nella natura insieme ai compagni e alle maestre. E, a dispetto delle ansie dei genitori, è andata sempre benissimo» esordisce Daniele Novara. «A quell’età basta, infatti, che ci siano figure famigliari e l’esperienza del dormire fuori casa è un’avventura che rende i bambini sicuri di sé e più autonomi. Per una vacanza in un centro con animatori, invece, meglio aspettare gli 8 anni». I vantaggi? Il bambino si sente più forte, sa che i genitori si fidano di lui e questo gli permette di fare un enorme balzo evolutivo.

… Avere il cellulare «La questione dovrebbe essere molto semplice: il cellulare ha un’utilità, non deve essere considerato come puro oggetto di svago. Quindi, per regalarlo, si deve aspettare il momento in cui serve davvero» spiega il pedagogista. «Stabilito questo principio, quindi, prima dei 10-11 anni non ha molto senso che il bambino abbia un telefonino tutto suo. Perché è nella prima preadolescenza che si comincia a uscire con gli amichetti al pomeriggio o, più in là, nella pizzeria della città. Quindi poter comunicare con il bambino rappresenta una sicurezza ma anche un aiuto pratico per l’organizzazione famigliare». La consegna del telefonino al bambino, poi, andrebbe ritualizzata. «È meglio che sia il padre a farsi testimone di questo passaggio. Perché è l’età in cui la mamma, un po’ più sullo sfondo, lascia giustamente al papà la gestione di tutte le tappe di distacco e autonomia in previsione dell’adolescenza».

… Parlare di sesso A 4 o 5 anni, di solito, i bambini fanno molte domande sul corpo e sono curiosi ma, naturalmente, non associano i genitali alla riproduzione «Per questi argomenti, in genere, si deve aspettare i 7 anni, quando il pensiero del bambino si fa più elaborato» spiega Daniele Novara. «L’importante è non anticipare ma attendere che sia lui a fare domande. E, soprattutto, calibrare bene le risposte in base all’età. Una buona soluzione è quella di ricorrere alle metafore legate al mondo naturale. Facendo attenzione a evitare i dettagli più “forti”. Altrimenti il rischio è di scioccare il bambino».

… Navigare su internet «Per l’accesso autonomo al computer il consiglio è quello di aspettare l’adolescenza (15 anni). Prima, invece, si può navigare ma, sempre, con la supervisione e un monitoraggio costante da parte di mamma e papà. E, soprattutto, va fatto principalmente per motivi scolastici, dalla ricerca alla stesura di una relazione» consiglia l’esperto. «Occhio anche ai social network (in verità vietati a chi ha meno di 13 anni anche se, già a 10-11 anni, molti falsficano i dati e si registrano lo stesso) perché online, come ci dicono le cronache, i bambini possono fare brutti incontri. O incappare nei bulli virtuali. Insomma: nessuna demonizzazione ma vigilanza educativa da parte dei genitori».

Tratto da Il Bambino, il giornale per le mamme e i papà di Donna Moderna