Uscite: lasciarli liberi o controllarli?

Dalla preadolescenza, undici-dodici anni in poi, i ragazzi iniziano in modi diversi a richiedere maggior autonomia di pensiero e anche di movimento.
Le uscite sono orientate sempre più alla condivisione di spazi e tempi con i pari e alla creazione di un proprio mondo al di fuori di quello familiare.

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Coerentemente alla creazione di una propria identità, diversa da quella dei genitori, percorso che si chiama di individuazione, iniziano a investire maggiormente al di fuori della famiglia, non solo per le attività e lo studio, ma anche e soprattutto per i rapporti intimi, amicali e amorosi che siano.

Il primo suggerimento per i genitori che si apprestano ad affiancare i figli nella delicata fase della vita che è l’adolescenza, è quello di pensare a poche e chiare regole che fin dall’inizio caratterizzino la cultura familiare, e di comunicarle in modo coerente da parte di entrambi, mamma e papà.  Questo è ancor più importante per le coppie separate.
L’ambiguità nelle comunicazioni da parte dei genitori è un punto di grande debolezza in quanto collude con l’ambiguità che già caratterizza questa fase evolutiva, in cui non si è più piccoli, con le sicurezze e le soddisfazioni dell’infanzia, ma non si è ancora sufficientemente grandi da comprendere i propri bisogni o i desideri profondi.

In una solida cornice che preveda limiti, concessioni, orari, disponibilità economica e di mezzi (bici, motorino..) che orientino la vita dei ragazzi, sarà più facile garantire loro un buon ingrediente per la loro crescita: la fiducia.
Un adulto che mostra chiari limiti e lascia sufficienti spazi di “autonomia condizionata”, contribuisce ad alimentare positivamente l’idea di Sé del ragazzo, che ricevendo fiducia avrà più facilmente lui stesso fiducia nelle proprie possibilità di interazione con il mondo esterno.
La lesione di tale fiducia, in caso di non rispetto dei limiti e delle regole che fondano la cultura familiare, permette più facilmente al genitore di motivare un intervento punitivo e al ragazzo di essere consapevole della propria responsabilità e non vivere come vessatorio l’eventuale intervento dei genitori.

Oltre alla cultura familiare, che per ciascuno si tradurrà in uno stile di vita più o meno permissivo, la comunicazione e l’ascolto del ragazzo è alla base del rapporto con l’adolescente: se un genitore è capace di comprendere il pensiero del figlio (pur non condividendolo magari sempre), ha bene chiaro la tipologia e lo stile delle frequentazioni del figlio, sarà più facile dar lui quell’autonomia di gestione del tempo e degli spazi di uscita, elemento base affinché il ragazzo si responsabilizzi.

In un’epoca in cui la tecnologia rende tutti facilmente raggiungibili, un altro suggerimento a tal proposito è quello di non rendere il telefonino o i social network mezzi di controllo ma opportunità per il ragazzo di contattare un genitore in caso di reale necessità o desiderio di condivisione.

Conoscere i propri figli, dunque, non controllarli né lasciarli completamente liberi nella gestione delle uscite, è la chiave per garantire loro una crescita autonoma e armoniosa.