Un viaggio nel futuro? Per i bambini è già possibile

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Andare su Marte, comunicare con la telepatia, conoscere gli Ufo.

I più piccoli sono convinti che presto tutto questo sarà normale.

Perché hanno una mente più curiosa di noi, spiega il grande astrofisico Giovanni Bignami. Ai genitori spetta il compito di aiutarli a distinguere i sogni dalla realtà.

C’è una parola magica che bambini e ragazzini amano: futuro. La usano per descrivere la loro vita, tutta proiettata in avanti. Per circoscrivere il mondo della fantasia, dove i viaggi sono interstellari, i robot mettono in ordine la cameretta e svolgono i compiti e, attraverso i buchi neri, si va in vacanza. Giovanni Bignami del futuro ha fatto la sua professione. Astrofisico di fama mondiale, ha sempre avuto la testa fra le nuvole… pardon, fra le stelle, spinto dal desiderio di vedere più in là. Ottimo divulgatore, ha appena pubblicato insieme a Cristina Bellon (scrittrice innamorata della fantascienza) il libro Il futuro spiegato ai ragazzi (Mondadori).
Professore, ma che lingua usa un superscienziato quando si rivolge ai giovani? «La loro. Li guardo negli occhi e descrivo atomi e stelle come se raccontassi una storia. A volte mi aiuto con gli effetti speciali, come faccio in tv: con pianeti e stelle che girano, video dell’universo e di galassie lontane. Nel libro, io e Cristina abbiamo usato esempi che conoscono, per esempio film e cartoni. Ma anche disegni e schizzi che sembrano fumetti. Comunque non è difficile mettersi sulla stessa lunghezza d’onda di bambini e ragazzi: loro certe cose le capiscono più degli adulti». Si spieghi meglio… «I bambini vivono già nel futuro: sono aperti a nuove conoscenze, non hanno preconcetti e possiedono una maggiore agilità mentale. Per loro andare su Marte è naturale. Come far ricrescere una mano se non c’è più: i più piccoli pensano che succeda come per le lucertole. Mentre i ragazzi più grandi si aspettano che questo diventi possibile fra 20-30 anni». Sembra quasi che siamo circondati da piccoli geni. «Provi a farci caso: riuscire a parlare di certe cose con i bambini è normale. Mentre a un adulto bisogna spiegare. Un bambino è come uno scienziato: ha meno condizionamenti politici, etici, morali».