Violenza di genere, come sensibilizzare i bambini e le bambine

La violenza di genere è un argomento non solito per queste pagine eppure abbiamo pensato che c’è un aspetto di questo serissimo problema che può esservi trattato, coinvolgendoti in una piccola riflessione. Se è vero, infatti, che anche i più grandi viaggi cominciano da un piccolo passo, ti proponiamo di essere proprio tu l’apripista, nel tuo piccolo. Spostiamo un po’ il discorso dal più semplice (seppur sempre valido) suggerimento di dare solo carezze alle bambine (se le bambine le accettano) da dare ai nostri bambini maschi. Proviamo ad approfondire un po’.

Non c’è una graduatoria delle violenze, non è dunque più grave delle altre quella di genere. Possiamo inoltre dirci che un animo nonviolento può modificare il proprio ambiente (qualsiasi ambiente) fino a farne davvero un luogo nonviolento, appunto, e grandi figure della Storia ce lo hanno ben mostrato. Non peccare di modestia, perciò, e credi pure nel tuo infinito potere di modificare il mondo, soprattutto (per ciò di cui vogliamo parlare qui) in quanto madre.
Che tu sia madre di una bambino o di una bambina, insegnare il rispetto – anche di genere – è, tra i tuoi compiti, quello più nobile. Coinvolge esso, infatti, aspetti basilari della vita e tu e il padre dei tuoi figli avete la grande opportunità di essere d’esempio, anche in questo.
Partiamo, in questo breve ragionamento, dal fatto che alla base di tutte le violenze, quella che tutte le altre comprende, è il non riconoscere l’altro come separato da sé. È questa incapacità, infatti, a generare le più tristi e subdole forme di violenza su qualsiasi soggetto debole, sia esso bambino, emarginato, donna o comunque persona considerata diversa.  Nello spettro delle manifestazioni di violenza vi sono incluse anche tutte quelle forme di violenza psicologica, anche quelle più celate, quelle più recondite che però emergono pure da comportamenti nella quotidianità. Ed è qui che maggiormente puoi intervenire. La chiave è riconoscere il tuo bambino/a per ciò che è, individuarlo, cioè, nei suoi diritti di autonomia e di opportunità indipendentemente dal suo genere. Riconoscerlo anche in quella sana porzione di aggressività che gli è necessaria per individuarsi, a sua volta, separato e diverso da te.

Nella maggior parte dei casi di violenza di genere sulle donne, in particolare, alla base si rivelano con evidenza mal intese istanze di possesso dell’altro, da parte di chi agisce la violenza. Per semplificare potremmo dire che quando il maschio, ineducato al profondo rispetto dell’altro e probabilmente ineducato a percepirsi staccato dalla “propria” compagna, si rende conto di essere vicino alla fine del rapporto di coppia, mette in atto la violenza in una o più forme, a partire dalla violenza psicologica per finire a quelle con esito più tragico e definitivo. Mi sembra chiaro, a questo punto, che insegnare ai bambini il vero rispetto, a cominciare dalla tua onesta accettazione della sua individualità e autonomia è fondamentale.

Sarà capitato anche a te di dire al tuo bambino, magari per scherzo, che dovrà restare per sempre con te. Oppure di fargli notare i sacrifici che hai dovuto fare (o che stai facendo) per crescerlo oppure, per finirla con gli esempi, che lui è al centro di ogni tuo pensiero. Ebbene, queste che a primo acchito potrebbero sembrare normali frasi affettuose, in realtà celano possibili (dipende da quanto spesso ti vengono in mente proprio queste espressioni) forme narcisistiche di “troppo amore” o di visione sacrificale della genitorialità, nonché possibili ipoteche proprio sull’autonomia affettiva di tuo figlio. Spero di essere chiara in questo, non è detto che se tu hai detto qualche volta frasi simili, di conseguenza, per forza, tuo figlio avrà problemi. Non è detto e qui stiamo solo ragionandoci su.
Ma è il punto nodale di tutto: se impariamo ad intendere anche nostro figlio/a (oltre a noi stesse) come essere indipendente, con una sua specifica consistenza anche se e quando separato da noi (dal nostro partner) getteremo le basi per la crescita armoniosa di una persona senza pregiudizi.

Se diventare se stessi, infine, è per chiunque una vera fatica, per i nostri bambini sarà un po’ meno faticoso se sapremo accogliere ogni loro individualità. Non bastano purtroppo le leggi a proteggere le donne dalla violenza (che di solito proviene proprio dai compagni o ex-compagni), anche se sicuramente sono necessarie. Farà molto di più, incidendo un passo alla volta su questo necessario cammino, il tuo comportamento con i tuoi figli. Un maschietto riconosciuto nella propria individualità, per esempio, crescendo non avrà bisogno di affermare la propria supremazia di maschio sulle femmine e una bambina sarà più facilmente consapevole della propria non inferiorità rispetto ad un maschio e saprà sempre di non meritare nessun tipo di vessazione da parte di chicchessia.

Nei giorni in cui in molte nazioni si organizzano i dance flashmob di One bilion rising, per attirare l’attenzione proprio sulla violenza sulle donne, domandiamoci quale azione concreta, oltre a danzare e indossare un indumento rosso, possiamo fare a sostegno di un mondo senza pregiudizi e senza violenza, a partire dall’educazione dei bambini e delle bambine.

Pensi di esserti educata al non pregiudizio? Ritieni davvero che non esistono individui inferiori ad altri? Educhi, infine, i tuoi figli al rispetto profondo del prossimo, chiunque sia?