Se fa i capricci, tu lo lasci sfogare?

16 febbraio 2013- di

Succede al parco, al ristorante, nei negozi, a cena con amici e parenti. Improvvisamente il bambino si mette a urlare, pesta i piedi, i lacrimoni rotolano lungo le guance, non c’è verso di calmarlo. E nei grandi scatta il timore del giudizio sociale. Si preoccupano di quello che pensano gli altri e non si chiedono perché. Sembra un banale capriccio! Invece può non essere un capriccio. È uno sfogo. Una liberazione. Per scacciare ansia e stanchezza: la confusione del ristorante, il caos del centro commerciale, i discorsi non sempre sereni del papà e della mamma che, a volte, sembrano un po’ troppo impegnati nei fatti loro. Vi è mai capitato in aereo, nel silenzio generale del decollo (perché tutti hanno paura), di sentire un piccolo che urla?

I bambini sono come spugne, assorbono tutte le tensioni. E, quando non sono più capaci di contenerle, se le scrollano di dosso. Anche in maniera possente. Vergognarsi del loro comportamento? Se ci pensate fanno quello che noi adulti vorremmo tanto poter fare. E ci farebbe così bene! Magari sogniamo di arrampicarci in cima a una montagna per gridare al vento tutto quello che non ci va. Ma abbiamo addomesticato i sentimenti, non ne siamo più capaci. I bambini sì. Non reprimiamo, quindi, le loro urla. Più diciamo: «Zitto, stai buono» più aumenta il suo bisogno di sfogarsi. Aiutiamoli, invece, a incanalare il disappunto, o la disperazione: «Vedo che sei arrabbiato, dimmi che succede», «Sono qui per te». Ci vogliono amore, attenzione, ascolto, accudimento, accoglienza. Quelle proteste sono espressioni vive dell’anima. I bambini sono più liberi di noi. E con quelle crisi, che noi chiamiamo capricci, ci mandano messaggi che ci riguardano molto da vicino.

Tratto da Il Bambino, il giornale per le mamme e i papà di Donna Moderna

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