Carezze tra compagni di scuola per abbassare l’aggressività

Il tuo bambino, per la prima volta da quando frequenta la scuola materna, è tornato a casa con il segno di un “incontro” con un suo compagno? Ok, non è il caso di pensare a rappresaglie, né nei confronti del bambino, né della scuola, della maestra, degli astri o degli dei. È dura da mandare giù, però i bambini hanno tutti bisogno di questo tipo di confronto. Possiamo dire che vale la regola: piccoli bambini=piccoli scontri e così possiamo archiviare la pratica tra “competenze acquisite”.  Meglio che arrivare totalmente indenni, privi di questa esperienza, in età più avanzata.

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Naturalmente parliamo di scontri/incontri tollerabili, tra bambini vivaci e in esplorazione del mondo. Non di piccoli delinquenti violenti e rissosi. E vogliamo che resti tutto in un ambito accettabile, vero? Diamo, dunque, il buon esempio e non facciamone un caso. Medichiamo il graffio, la contusione e impariamo ad insegnare ai nostri bambini che le carezze sono meglio. A volte lo diciamo, però poi non è che diamo proprio il buon esempio, e così creiamo confusione nei bambini. Ci vogliono carezze a quintali. Carezze a due a due finché diventano dispari. Carezze e dolcezza somministrate a dosi massicce, ma con una regola inviolabile: chiedi il permesso al tuo bambino di fare qualcosa sul suo corpo, anche se è solo una carezza. Non invadere mai il suo spazio. Questo è il migliore esempio che possiamo dare. Che non vuol dire diventare “stitici” di effusioni o di spontaneità. Vuole dire, semplicemente, rispetto ed è soltanto praticandolo che lo possiamo insegnare.  Perché, lo sai bene, qualche volta non è il tuo di bambino a venire a casa con il segno, ma il bambino di qualcun altro ed è stato proprio il tuo, l’angioletto di mamma, la principessa di papà che c’è andato/a giù pesante, anche se non voleva far male a nessuno. Se ci sforzassimo tutti di praticare le carezze e gli abbracci, nel rispetto, chiedendo il permesso, lasciamelo dire, non ci sarebbero più le guerre.  Sforziamoci allora!
E tu, mamma, dimmi un po’ di quella volta che davvero avresti voluto andare a scuola a dirne quattro alla maestra che non aveva vigilato abbastanza, o alla madre di quella bambina che trovava divertente tirare le trecce della tua… ma poi hai lasciato correre e hai parlato, piuttosto, a tuo figlio e gli hai insegnato, a furia di dolcezza, che stando calmi tutto si aggiusta. Me lo racconti?