Carnevale: nessun problema se non si mette in maschera

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È Carnevale, ma il bambino rifiuta ostinatamente di mettersi in costume. Non Zorro, non Cenerentola, non le Winx. E neanche il Gatto con gli stivali che ha appena visto al cinema, né l’Uomo Ragno e nemmeno l’ultimissimo Ben10. I genitori insistono, vogliono che si diverta. E poi, quale migliore occasione per socializzare con i compagni o vincere la timidezza? Protetto dalla maschera può fare quello che di solito non osa. Ma perché continua a dire di no? Per ragioni diverse, che non vanno sottovalutate. Alcune sono di circostanza: papà e mamma si sono innamorati di una maschera che non gli piace, non vuole il travestimento già usato dal fratello o dalla sorella, altri compagni hanno un costume uguale al suo. Ma a volte c’è una ragione più profonda: c’è la paura di smarrirsi dentro il personaggio. Quello che per altri è un eroe in lui suscita turbamento.

Perché ha bisogno di sentirsi confermato nella vita di tutti i giorni. Vuole la sicurezza dei rapporti familiari e non è un caso se ogni tanto infila le pantofole della nonna o il cappello di papà. Travestito sente di non poter governare il personaggio, teme di perdere il controllo di quello che vuole esprimere. E quando dice che non vuole mascherarsi è come se dicesse: «Così non sono io». Il travestimento, se è imposto, lo soffoca, meglio, quindi, non insistere. Lasciamolo libero di giocare con i coriandoli, le stelle filanti, le trombette. E di disegnarsi solo in faccia i suoi eroi immaginari. A volte un paio di baffi o uno scarabocchio sul viso, però fatti con il mascara e il rossetto della mamma, esprimono il suo mondo fantastico. Anche il Carnevale è un gioco e, come tutti i giochi, è una cosa seria. Che ogni bambino ha diritto di vivere a modo suo.
Tratto da Il Bambino, il giornale per le mamme e i papà di Donna Moderna