Dopo un coming out: ecco cosa può fare un padre

26 marzo 2013- di

Qui parlo sempre di quanto sia importante mostrare la realtà per quella che è. Molto spesso assai più semplice e meno spaventosa di quella che uno si immagina sentendo parlare sempre da terzi di certi vissuti. I motivi del perché credo sia utile farlo sono tanti: è utile per creare una società più aperta e accogliente dove tutti, senza distinzione, pregiudizi o discriminazione, possiamo vivere felici. È utile a chi vive un disagio, un’emarginazione o un’ingiustizia sentirsi capito. È utile per gli adulti di domani trovare un terreno fertile dove poter lasciar scorrere il rispetto per il vissuto dell’altro. È utile per chi si trincera dietro convinzioni granitiche, basate solo sul preconcetto, lasciar passare uno squarcio di luce attraverso un marmo opprimente e lasciar spazio alla propria evoluzione, umana e di pensiero. È utile per ognuno di noi cambiare e crescere, insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ecco perché quando ho letto di questo senatore repubblicano americano, Rob Portman, che, dopo il coming out (coraggioso date le circostanze) del figlio, ha accolto il cambiamento dentro di sé, voltando le spalle alle sue precedenti posizioni anti-gay, ho pensato che le mie teorie non sono così utopistiche. Anzi, a leggere le sue dichiarazioni, io mi sono scandalosamente commossa, perché stiamo parlando di un repubblicano conservatore, fervente religioso, oppositore fiero del matrimonio per tutti, che ammette di aver cambiato idea, per la ragione più importante: per amore.

«Sono giunto a credere che se due persone sono disposte a impegnarsi  per la vita amandosi e sostenendosi a vicenda nella buona e nella cattiva sorte, il governo non dovrebbe negare loro la possibilità di sposarsi. In passato la mia posizione era ben diversa. Come membro del Congresso, e più recentemente come Senatore, mi sono opposto al matrimonio per le coppie dello stesso sesso. Poi è successo qualcosa che mi ha portato a pensare in un modo molto più profondo. Due anni fa, mio figlio, che adesso frequenta il college, ha detto a mia moglie, Jane e a me che lui è gay. Ha detto che lo sapeva già da tempo e che il suo orientamento sessuale non è una cosa che ha scelto, ma era semplicemente una parte di ciò che egli è. Jane ed io siamo orgogliosi di lui per la sua onestà e il coraggio. Siamo rimasti sorpresi di apprendere che è gay, ma sappiamo che è la stessa persona che è sempre stato. L’unica differenza è che ora abbiamo un quadro più completo del figlio che amiamo. Il primo ministro britannico David Cameron ha detto che sostiene  e che presto consentirà alle coppie gay di sposarsi perché è un conservatore. Mi sento allo stesso modo».

Essere genitori significa proprio questo: mettersi in discussione ed essere disposti a guardare un’altra prospettiva, quella dei nostri figli, e scoprire altri orizzonti possibili. Solo i figli, in certi casi, possono riuscirci, se i genitori sono in grado di ascoltare, ovvio. Sapete quanti genitori dopo aver scoperto l’omosessualità dei figli li hanno picchiati, insultati e cacciati di casa? Alcuni anche fino a spingerli al suicidio? Perché te li dico io che sono stata all’interno delle associazioni gay per oltre 15 anni: il rifiuto da parte della famiglia è il dolore più grande per un ragazzo gay. Con gli anni ci si fortifica e si impara a fronteggiare l’esterno, la società, il mondo. Ma un rifiuto da parte di un genitore lascia una ferita indelebile dentro una persona. Che non si rimargina mai, se non con la riconciliazione. E invece Rob Portman, grazie al figlio, ha guardato bene dentro di sè, ha alzato lo sguardo e ha visto un nuovo orizzonte. Per questo lo ritengo davvero un buon esempio da seguire.

Perché non sempre i nostri figli fanno quello che vorremmo, ma non importa. L’unica cosa che conta è che siano liberi di fare ciò che li rende felici e che credano nella possibilità di avere una vita felice. I primi a dovergli permettere di credere in se stessi siamo noi genitori. E urlandogli contro che sono sbagliati di certo non faremo la loro felicità né tantomeno la nostra. Essere genitori è una grande opportunità, non siamo solo noi che doniamo una vita ma ce ne regaliamo una nuova, se sappiamo cogliere l’occasione, se sappiamo guardarci dentro, smussare i nostri egoismi e guardare il mondo da un’altra prospettiva. Quella del grandangolo. Che poi è la migliore.