Si cresce anche imparando a scegliere

26 marzo 2013- di

Scegliere: sembra una cosa da niente e invece non è così facile.

Un bambino, davanti allo scaffale di un negozio di giocattoli, a tanti oggetti dei suoi desideri insieme, di solito non riesce rapidamente a sceglierne uno solo, li vorrebbe tutti. E, a pensarci bene, anche noi adulti spesso siamo ancora così: volere tutto rimane una tentazione anche per noi. Non ci piace l’aspetto della scelta che prende il nome desueto di sacrificio, quando siamo costretti a rinunciare a qualcosa, anche se è per dare spazio ad altro di importante.

Per scegliere bisogna conoscere se stessi

La verità è che, per scegliere qualcosa responsabilmente, bisogna conoscere se stessi, interrogare i propri desideri più profondi, per distinguerli dal rumore di sottofondo dei capricci, del “volere tutto”.

Scegliere è un esercizio complesso, che ogni volta ci insegna qualcosa su noi stessi.

E allora perché non cominciare ad abituare già i bambini a fare le loro scelte? Si possono sfruttare le occasioni apparentemente più banali: il menu al ristorante, il programma familiare di una mezza giornata di vacanza, l’alternativa tra la festicciola dell’amico e la partita di calcio… Per poi arrivare a decisioni più impegnative: l’attività extrascolastica da scegliere per il pomeriggio, quale parte del fine settimana dedicare ai compiti, lo sport da coltivare con più costanza, fino alle preferenze da esprimere per l’iscrizione alla scuola media.

Basta metterli davanti all’analisi semplificata della situazione, all’alternativa chiara e alla serena consapevolezza che «non si può avere tutto» (data la famiglia numerosa, a noi capita piuttosto spesso), poi alla domanda «cosa preferisci?» e all’invito «decidi tu». E allora è un attimo leggere nei loro visi i pensieri che si accavallano: negli occhi l’indecisione, mentre le labbra sorridono per l’eccitazione di essere interpellati a scegliere. A me fa una gran tenerezza vederli dibattuti fra le possibilità, abbozzare il tentativo di tenerle insieme per non dover rinunciare a niente e poi, spesso, rendersi conto che sarebbe più rassicurante affidarsi a una decisione imposta da noi.