Depressione post parto: combatterla con il web

23 gennaio 2013- di

Ci ho provato. Mi sono sforzata in tutti i modi. Facendo appello alle poche energie che mi erano rimaste dopo dieci ore di travaglio, venti minuti di spinte e tre giorni di folle ospedalizzazione, in cui mi sono sentita poco più di un pollo in un allevamento intensivo.
Ho provato a tenerla stretta tra le braccia, quella bambina così piccola, desiderata e a lungo attesa, e cercare la felicità.
Ho provato anche ad annusarla e aspettare che quel profumo tenero e dolciastro, fatto di purezza e fragilità, mi scorresse dentro come un fiume in piena.
Ho provato a stare sola con lei. A fingere disinvoltura e respingere la sensazione – ogni giorno sempre più violenta – di rifiuto al mio essere madre.
Il miracolo si era compiuto, il mio sogno realizzato. Anche se solo in parte.
Troppe aspettative coltivate e convinzioni senza revoche su quanto sarei stata una brava mamma, perché la maternità è indice di bellezza, di capacità innata ad allevare una creatura. Insomma, la mia nuova condizione di donna trasformata mi aveva permesso di toccare il cielo con un dito, che improvvisamente fu oscurato da una pioggia fitta, battente, incessante e terribile da sopportare.