Bambini e natura, un binomio da…coltivare

23 gennaio 2013- di

Tanti anni fa, per la precisione in quinta elementare, guidata dal mio amore per la natura decisi cosa avrei fatto nella vita: il chimico ambientale. Una qualifica assolutamente inesistente, ma io avevo deciso che sarebbe stata creata una facoltà universitaria in tempo per il momento della mia iscrizione.

passione-natura

credits: Fotolia

La passione per la natura cresce grazie all’esempio

Perché il chimico ambientale?

Perché grazie a mia sorella avevo imparato a conoscere e ad amare la figura di Marie Curie (su cui fece una ricerca cinque anni prima alla mia stessa età) e mi ero perdutamente innamorata di provette e alambicchi.

Ma volevo essere uno scienziato che trovava soluzioni ai problemi della natura non uno di quelli che li creava e così ci aggiunsi la qualifica “ambientale”. Perché i miei genitori ci avevano insegnato il rispetto e l’amore per il nostro pianeta, anche scegliendo di costruire la casa su un terreno particolare con il vincolo di dover piantare almeno altre dieci piante. Calarono la casa prefabbricata dall’alto per non danneggiare le esistenti e diedero dimora a circa altre 500 vite vegetali.

Quindi continuai a interessarmi, a informarmi, a studiare su questi argomenti finché non fu ora di scegliere l’università. Avevo ormai deciso per chimica industriale, la facoltà che più mi permetteva di indirizzare i miei studi verso il mio progetto originario, quando scoprii l’esistenza della facoltà di Scienze Ambientali e mi iscrissi agli esami di ammissione.

Entrai e il resto è storia di trentasei esami, due anni di tesi e una professione che da quattordici mi impegna in sicurezza sul lavoro e tutela ambientale.