Hosseini Marathon – E l’eco rispose

18 giugno 2013- di

C’è questa cosa che il 21 giugno inizia l’estate, è il giorno più lungo dell’anno, c’è il solstizio, tante cose belle, il 21 giugno ha sempre avuto un colore azzurro, il colore dell’inizio di qualcosa di eccitante, il suono di un giorno – e da lì di un periodo – dal grandissimo potenziale.

C’è questa cosa che il 21 giugno esce il nuovo libro di Hosseini “E l’eco rispose”. Hosseini, quello degli aquiloni, sì. Che è un libro durissimo, e c’è la guerra di mezzo, e c’è Kabul che noi conosciamo per i servizi giornalistici in tivù, quindi no, non la conosciamo, e c’è dentro la società afghana, e c’è dentro un sacco di roba, ma c’è dentro soprattutto la storia di una grande amicizia.

Una grande amicizia nonostante.
Che poi sai immaginare un’amicizia diversa da quella nonostante? Sono le amicizie vere, quelle nonostante, perché si basano su un affetto che va al di là dei fatti, degli ostacoli, delle convenzioni sociali, delle strutture rigide, delle mancanze reciproche, delle invidie.
Un’amicizia nonostante è l’amicizia più vera.
Quella che soltanto i bambini sanno fare.
C’è chi dice che Il cacciatore di aquiloni sia una storia di negazione dell’infanzia. Che tra la guerra, la violenza, le classi sociali, provaci tu a essere felice di far volare un aquilone con tutto questo casino intorno. Invece io trovo che sia proprio una di quelle storie che ti ri-regalano se non l’infanzia, almeno quelle sensazioni lì, quelle di una complicità fatta più di ginocchia sbucciate e sguardi di intesa, di un affetto che in qualche modo contiene già le prime forme di competitività pur riuscendo a sopravvivere, del coraggio che è mancato proprio quando ce n’era più bisogno, delle priorità bambine che sono diverse dall’ordine che si dà loro da adulti. Dove un errore infantile poi torna a trovarti sempre. Dove “il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente”.
E come fai a non essere d’accordo.

Bisogna essere rimasti molto bambini per saper descrivere tutto questo così bene.
E mi affascina molto chi è stato capace di aver mantenuto così vivo il proprio lato infantile, pur essendo diventato un uomo, un medico, uno scrittore.
Sarà che poi uno nei libri ci trova un po’ quel che vuole, e quindi la violenza sì, un pugno allo stomaco per le ingiustizie sociali e per la guerra, e le donne?, dove diamine sono le donne?, eppure io di quel libro più di tutto ricordo l’amore incondizionato tra due amici. Dove la fedeltà infantile di uno nei confronti dell’altro verrà ripagata dalla sua versione più adulta.

Io me la ricordo quella mia amica nonostante. Non facevamo volare aquiloni noi, noi saltavamo l’elastico e la corda, noi facevamo tanti piccoli giochi di ruolo e ringrazio il cielo per la mia infanzia senza tecnologia perché ho passato più tempo per strada sull’asfalto a sbucciarmi le ginocchia a vedere che colore ha la pelle quando si lacera e il sangue quando esce da un taglio, a guardare negli occhi chi c’era lì a tenermi per mano mentre piangevo e andava a prendere un fazzoletto bagnato d’acqua per una prima elementare medicazione, ma quanto affetto c’era in quel fazzoletto bagnato?, quanto in quella manina con le unghiette piccole e sempre sporche della terra dell’ultimo gioco?, c’è stato mai più qualcuno che mi abbia voluto bene così?, ho mai litigato con qualcuno con la stessa intensità con cui ho litigato con lei?, ho più sbagliato tanto con qualcuno come ho sbagliato con lei, con lo stesso amore infinito di fondo, nonostante tutto?

Hosseini l’ha descritta bene l’amicizia tra due bambini, l’ha descritta bene l’infanzia.
Chissà cosa mi racconterà il 21 giugno, di che amore mi parlerà stavolta, lui che l’infanzia me l’ha descritta così di tutto cuore, chissà che storia mi spiegherà, chissà cosa rispose l’eco.

Conto i giorni come si contano i chilometri di una corsa.
E partecipo così alla #HosseiniMarathon, in attesa dell’uscita del libro.

E tu lo conosci? E ti piace? E?