Le famiglie che si separano

07 marzo 2013- di

Ciao, mi chiamo Valentina, ho trent’anni (non è vero, li compio a fine mese), volevo fare la rockstar e invece faccio la blogger (ho anche un lavoro serio simile all’hobby del blogging, ma mi pagano). Ho tre bambine mega belle, e fino a due anni fa ogni giorno piangevo, mentre guidavo dall’ufficio a casa. La separazione dal mio compagno mi faceva sentire la seconda persona più fallita del mondo. Seconda, perché obiettivamente c’è sempre qualcuno che sta peggio di te.

Ora quando alle mie figlie chiedono di disegnare la propria famiglia, loro includono sempre, nell’ordine: loro tre (due gemelle di sette anni e una biondina di sei); io, of course; il loro papà (in un disegno c’eravamo io e lui che ci davamo un cinque: neanche il pubblicitario più ottimista ci crederebbe, ma tant’è); mia madre e mio fratello (a volte in borghese, a volte vestito da drag queen). A volte mettono anche una delle zie paterne e il suo compagno. La mia famiglia sembra più un carrozzone circense che una triste famiglia mononucleare simile alle classiche famiglie che si separano.

Ci sono persone che quando si separano non celano l’ostilità, nel parlare del loro ex, e la società prova solidarietà per loro. Io invece dico in giro che sono separata ma felice, e che le bambine sono felici (una precisazione. Solo online dico che le mie figlie sono felici: dal vivo nessuno ha mai dovuto chiedermelo). E quando dici ok, ci siamo lasciati, pazienza, la vita ricomincia, allora si arrabbiano. Mi giudicano. Vogliono il colpevole.

Vogliono veder dimostrato che una famiglia che si separa è infelice, e se non mi vedono depressa a volte mi dicono (altre volte pensano) che allora sono stata io a sfasciare la mia famiglia, come mi permetto di essere felice, dopo aver rovinato la vita alle mie figlie. È per questo che sono riservata sulla mia vita privata e su quella del mio ex compagno: perché trovo morboso, il voler attribuire la colpa a qualcuno. Le bimbe non ne gioverebbero. Siccome la felicità delle mie figlie rappresenta l’80% di ciò che per me è importante, lascio che le persone la pensino come vogliono: non sarò io a rendere semplice un sistema di colpe che evidentemente è complesso.

Non ti voglio raccontare che è tutto facile e divertente. Non ti voglio raccontare che non mi sono sentita mai sola. Non ti voglio raccontare che le bimbe non vorrebbero vedere me e il loro papà assieme più spesso. Non ti voglio raccontare che io non ce l’ho mai con lui e che lui non ce l’ha mai con me. Non ti voglio raccontare che il dover spesso contare su mia madre mi rende felice. E neanche che la mia famiglia sia un modello per tutti.

Ti prenderei in giro.

Non sono qui a dirti che separarsi sia auspicabile, ma è possibile farlo senza essere necessariamente infelici.

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