Kidscooking: ed è subito mania

Me ne sono accorta a Londra, un paio di mesi fa.
Lì non c’è bambino, simil bebè, o quasi teenager che non sia coinvolto in qualche corso di cucina.
Perché il kidscooking è di gran moda, diverte e cosa da non sottovalutare fa persino parte dell’agenda del governo, nel senso che c’è da qualche anno un vero e proprio mandato del Ministero dell’Educazione che impone di introdurlo come materia scolastica.

Il kidscooking

L’iniziativa è nata per educare i piccoli britons a mangiare meglio: meno fish&chips e più dieta mediterranea.
E il governo l’ha pensata proprio bene mettendoci come portabandiera il Jamie nazionale: la sua cucina naturale ha alleggerito, riequilibrato e rimescolato le mense scolastiche.
Estendendo poi i suoi consigli alla cucina di casa: Jamie (in una nota trasmissione inglese) viene pure a domicilio, una sorta di “chef crocerossino” che ti aiuta a far la spesa, ripensare le tue ricette e organizzare la tua cena senza perdere di vista il fattore “non ho tempo”.
Incredibile, no? Soprattutto considerando che stiamo parlando del paese di gravy ed English breakfast.

E noi che facciamo? Beh per il kidscooking stiamo ancora cercando di convincerci che dopotutto pentolini e impasti non sono solo cosa da chef o da casalinga disperata.
E come dire le cucine per giocare dovrebbero essere rivisitate al di là della tinta pink.
Nel frattempo sogniamo di avere un Jamie che ci insegni i segreti della dieta meditteranea mentre noi fingiamo di ascoltarlo.

Piesse: della serie “Papà Chef in cucina” vi segnalo Il mio papà è uno chef di Francesca Barberini.