Nuove famiglie: quando il papà non c’è

In redazione avevamo deciso di no, che non avremmo trattato l’argomento di come una famiglia con due mamme viva la festa del papà. Perché, ci siamo detti, le famiglie con due mamme sono uguali a quelle con mamme single o vedove (storie che si ripetono da secoli), non sono casi a parte e come tali le consideriamo. Pari dignità, pari trattamento, nessun fatto speciale, argomento chiuso. Poi però l’attualità ha catturato la mia attenzione.

Si dà il caso infatti che alla scuola materna Ugo Bartolomei, nel quartiere africano a Roma, ci sia una bimba con due mamme, e proprio per questo le maestre abbiano deciso di cambiare il nome alla festa del papà, sostituendolo con un più onnicomprensivo «festa della famiglia o festa per la primavera». Intenzione lodevole, intendiamoci. È chiaro che nel desiderio delle docenti c’era quello di non far in nessun modo sentir diversa la bimba con due mamme. Ma gli altri bimbi con il papà ci saranno rimasti male? Alcuni genitori pare di sì, tant’è che si sono rivolti per protesta al municipio di competenza dell’istituto per dire: «che strano tipo di politically correct e tolleranza sia quella in cui, per non discriminare un bambino, si finisca per discriminarne 30, sottraendo loro un momento a cui avrebbero diritto?».
Io da madre penso che la cosa importante sia non far sentire emarginati i nostri figli, tutti. E che tantomeno li si possa caricare di responsabilità che non gli competono. Che si debba usare il buon senso e il rispetto tout court. Vi spiego cosa intendo.
Ho giusto due amiche, mamme di un bambino di 3 anni, a cui è successa la stessa identica cosa della scuola Bartolomei, solo in una scuola di Casal Palocco, sempre a Roma. Le insegnanti hanno chiesto loro carinamente se fossero d’accordo a far abolire la festa del papà e trasformarla in una festa per la famiglia, tanto più che nella classe ci sono diversi casi di bambini senza papà. Ma le mie amiche però hanno risposto di no, che non ritenevano giusto, nel rispetto degli altri bambini con un papà, togliere loro questo piacere. Loro hanno spiegato al loro figlio perché non ha un papà e ritengono essenziale il confronto con la verità fin da subito. Nella consapevolezza di ciò, i bambini che non hanno un papà faranno comunque un lavoretto e decideranno loro a chi regalarlo. Senza drammi e senza casi eclatanti. In questo momento il ‘mio nipotino’ starà ultimando il suo lavoro manuale e starà decidendo con serenità a chi donarlo. E tutti sono contenti.

L’episodio della Bartolomei e gli altri che ti ho raccontato ci evidenziano come la ricerca dell’uguaglianza  e la sconfitta del pregiudizio debba essere un lavoro che facciamo tutti insieme, senza puntarci il dito addosso, senza schiacciare la sensibilità di nessuno, nel pieno rispetto del vissuto di ognuno di noi. Se cooperiamo, dialoghiamo a viso aperto, ci confrontiamo, la soluzione giusta la si trova insieme. Se poi pensiamo all’origine cattolica della festa del papà, ovvero San Giuseppe, capiamo quanto moderna fosse la figura di Giuseppe, primo celebre padre adottivo. Ha ragione Gianfranco Goretti delle Famiglie Arcobaleno quando dice «La festa del papà non rientra nei programmi ministeriali, si fa per tradizione, ma in molte scuole romane, come la materna dell’Eur frequentata dai miei figli, è già stata sostituita da tempo dalla festa dei genitori o da quella delle famiglie, per non ferire gli alunni orfani o con un solo genitore, senza per questo destare scalpore». O Tommaso Giartosio, sempre delle Famiglie Arcobaleno, quando dice «Se hai un bambino nero in classe non fai la festa della razza bianca». Forse quello che è mancato alla scuola Bartolomei è stato un confronto con tutti i genitori, mi viene da pensare? Una decisione condivisa e serena senza bisogno di creare tanto scompiglio? Voi che ne pensate?

Va valutato, rispettato e accolto il percorso di ognuno di noi. Solo così renderemo il terreno fertile per una società più accogliente per i nostri figli. Perché è di loro che stiamo parlando. Non delle nostre idee, non delle nostre opinioni, non della nostra sensibilità. Ma della loro: degli adulti di domani. E saranno degli individui migliori se avranno trascorso in serenità i primi anni della loro vita, in famiglie felici. Sta a noi aiutarli.

Buona festa del papà. Della famiglia. Dell’amore. Comunque la vogliate.