Marzo, il mese dedicato a tutti i papà

Nel 2012 ricordo che festeggiammo la festa del papà con la gioia di avere superato indenni il temibile terzo mese di gravidanza e in attesa dei risultati della villocentesi, che ci avrebbero detto che aspettavamo un maschietto sano come un pesciolino.

Quest’anno invece il pesciolino compirà 7 mesi pochi giorni prima della festa del papà e siamo in quel limbo in cui ancora è impossibile spiegargli di che si tratta, anche se forse già l’anno prossimo tornerà a casa dal nido con i primi lavoretti per il suo babbone o di certo saprà dirlo, «papà».

Chissà.

il mese del papà

credits: Elena Zannoni

Potrei scommettere che per lui, marzo sarà proprio il mese del papà; una ricorrenza davvero speciale: il primo anno da genitore. Ha un significato del tutto diverso ora.  Significa svegliarsi e sapere che c’è un bambino, totalmente dipendente e fiducioso in te, che dorme nell’altra stanza. Esser certi che quando apre gli occhi sorride e ha un profumo che non è paragonabile a nessuna persona o cosa al mondo. Fantasticare sul suo futuro, sull’aspetto che avrà, sulle sue prime parole, sulle cose da fare insieme.  Osservare gli incredibili progressi quotidiani e stupirsi per una nuova consonante pronunciata, per una espressione buffa, per un gioco che capisce e ripete all’infinito. Significa aver voglia di tornare a casa presto dal lavoro e aspettare con ansia il venerdì sera. Significa ammalarsi tre o quattro volte più del normale perché lui ti porta a casa qualsiasi malanno dal nido, ma stare bene lo stesso.

E poi avere paura. Avere paura di non essere adatti, pronti, bravi. Avere paura di sbagliare e di tradire quella fiducia incondizionata. Avere paura del futuro, di non poter garantire tutte le opportunità che questo piccolo merita.

Quest’anno il regalo è la nuova condizione di papà (quello, dei due, che fa i giochi più avventurosi, tipo il volavola).

In questo mese parleremo tanto dei papà.. i papà severi, i papà giocherelloni, i papà che lavorano troppo e quelli che stanno a casa coi bambini. Con l’auspicio che sempre più, anche in Italia, entri nel comune pensare che essere padre, alla pari con l’essere madre, fa acquisire diritti e doveri di cura e quindi anche la necessità di usufruire di congedi e permessi, senza che queste richieste vengano viste di cattivo occhio dai datori di lavoro.