Il fantasma di carta

Quando la maestra aveva parlato della gita al castello, la classe si era immaginata di ascoltare le solite spiegazioni sui ponti levatoi o le torri di avvistamento. Erano tornati a casa entusiasti ognuno pensando a cosa portarsi nello zaino: avrebbero dormito lì e, oltre all’occorrente per la notte, la maestra aveva raccomandato loro di portare una torcia…

il fantasma di cartaLa mattina della partenza erano tutti di ottimo umore e quando si ritrovarono sul pulmann sfogarono la loro eccitazione con urla, risate e canzoni.
Arrivati al castello la loro voglia di ridere e scherzare si stava spegnendo: forse era la stanchezza o il freschino che si cominciava a sentire ma sicuramente c’entrava anche il rumore che stavano sentendo: il portone del castello cigolava. Un suono da mettere i brividi…
Il più coraggioso di loro sgranò gli occhi ma poi, accorgendosi che i suoi compagni lo stavano osservando, cercò di fare un sorriso: vedendolo tutti cercarono di fare lo stesso.
Entrando sentirono il pavimento scricchiolare sotto ai loro piedi.
«Certo che deve avere tantissimi anni questo legno!», sussurrò qualcuno. Vedere un castello da così vicino, anzi esserci dentro, non era come guardarlo su un libro o in televisione…
Erano persi in questi pensieri quando sentirono un rumore fortissimo che li fece saltare tutti per aria: una finestra si era aperta per il vento e un corvo era entrato perchè aveva un po’ freddo con l’aria che c’era fuori…
A proposito, ecco un’altra cosa strana: il vento era lo stesso che faceva volare i loro aquiloni al parco, lo stesso che faceva girare a mulinello le foglie coloratissime che si trovavano ai giardini in quella stagione, il vento era quella cosa lì… Eppure sentirlo dentro un castello con tutti quei rumori intorno… Nessuno l’avrebbe ammesso ma ora tutti avevano paura.
Più tardi scherzarono mangiando la pizza che le maestre avevano portato: per un po’ tutto tornò come sempre e nessuno di loro pensò a cose spiacevoli.

Prima di infilarsi nei loro sacchi a pelo, decisero di giocare ancora un po’… In un vecchio armadio (le cui ante, naturalmente, scricchiolavano) c’erano tantissimi lenzuoli: ne presero uno ciascuno e qualcuno lo usò per travestirsi da fantasma, gioco molto adatto ad un castello; decisero di giocare a nascondino: così conciati non c’era neanche bisogno di nascondersi più di tanto! Sì, vabbè, ma così coperti… Chi cercava chi? No, bisognava pensare a qualcosa d’altro…

Ecco il gioco: INDOVINA CHI SONO.

Due file di bambini, uno davanti all’altro e, solo toccandosi, ognuno deve indovinare chi ha di fronte. Per il gioco non era necessario spegnere la luce, ci pensavano già le lenzuola a creare l’atmosfera giusta. Nella fretta di cominciare a giocare non si erano accorti di aver lasciato l’armadio aperto…
Il gioco si era rivelato divertente: quasi tutti avevano indovinato l’identità del compagno di fronte; dico quasi perchè uno di loro era in difficoltà: le sue mani stavano toccando qualcosa dalla consistenza strana… Proprio non riusciva ad immaginare di chi si trattasse… I compagni decisero di aiutarlo chiedendo al fantasma misterioso di mettersi in mezzo a tutti loro…

Maddalena cercò i piedi sotto il lenzuolo del bimbo misterioso: niente da fare!
Valentina cercava di toccargli il naso: non c’era!
Jacopo cercò le braccia: inutile!
Infine, Ilaria accarezzò il lenzuolo per capire se sotto ci fossero le treccine di Gaia o i capelli a spazzola di Giulio: ma di capelli… non se ne sentiva neanche uno…
Si guardarono tutti con gli occhi e le bocche spalancate: stavano pensando tutti alla stessa cosa: quello in mezzo a loro era… UN FANTASMA VERO!!!

Dopo qualche urlo scappato dalla bocca dei più fifoni, i bambini si calmarono, pensando che, in fondo, non si poteva aver paura di un fantasma con quella faccia tenera e sorridente. Vedendoli tranquilli il nuovo amico capì di poter parlare: – ¬Sono un po’ triste, sapete? Mi sento solo perchè i bambini, di solito, hanno paura di me e scappano appena mi vedono… – disse sospirando. – E gli altri fantasmi mi prendono in giro perchè ci rimango sempre male… Gli unici rumori che sento sono scricchiolii e cigolii e sono diventato bravissimo a imitarli con la voce, ma gli altri fantasmi ridono di me dicendo che sembra che invece di un lenzuolo io sia ricoperto con un foglio di carta… Vivo nell’armadio che avete lasciato aperto e, così, ho pensato di sgranchirmi le gambe e schiarirmi le idee facendo un giretto…
Era bello, pensava, avere qualcuno con cui chiacchierare…
«Potremmo spegnere la luce? Mi fanno male gli occhi… Se volete vedermi meglio, potete accendere le vostre torce», disse sorridendo.
«A proposito di buio… Quanti di voi ne hanno paura?». Guardando le loro facce si capiva che tutti ne erano terrorizzati: «Datemi una delle vostre pile e vi dimostrerò che non c’è nulla da temere!».
Puntando una pila sul muro bianco, propose a tutti di creare ombre usando le mani, le dita, il corpo e qualsiasi altra cosa capitasse loro a tiro.
«Sono solo ombre, possono essere belle, paurose, grandi o piccole ma tutte scompaiono… – con un click riaccese la luce – semplicemente schiacciando un interruttore!»

Mentre tutti rimasero a bocca aperta, il fantasmino era felice di aver stupito i suoi nuovi amici: gli era sembrato un bel modo di ringraziarli di cuore per non essersi fermati alla prima impressione!

Il Battello a Vapore

Il fantasma di carta è un’esclusiva Donnamoderna.com, in collaborazione con Il Battello a Vapore. L’illustrazione è di Silvia Pusceddu.