Il gioco dei giochi

Il giorno che stava aspettando era finalmente arrivato. Caterina amava quella giornata: amici, regali, auguri e una merenda davvero speciale; sempre la stessa da cinque compleanni: la sua mamma preparava la torta di cioccolato più buona del mondo.

Aspettando l’ora delle candeline i bambini avevano giocato; si erano divertiti quasi tutti, solo Caterina sembrava un po’ imbronciata:  era bello avere gli amici a casa, quello che non le piaceva per niente, però, era vedere gli altri bambini usare i suoi giocattoli.

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Era convinta infatti che le sue bambole e i suoi animali, ogni volta che venivano cullati da braccia non sue, diventassero di pessimo umore; era sicura che la sua cucina, toccata da mani sconosciute, avrebbe smesso di sfornare i buoni pranzetti che faceva ogni giorno. Così, ogni volta che qualcuno osava toccarla, era un litigio sicuro!

I suoi giochi erano solo suoi e il fatto che gli altri li usassero la faceva davvero arrabbiare! E quando qualcuno le chiedeva il perché, l’unica risposta che le usciva dritta dritta dalla pancia era: – Perché questa camera è mia e anche tutti i giochi che ci sono dentro!

Anche quel pomeriggio, come le altre volte, aveva pianto quando un’amica aveva saltato la sua corda  e anche quando, poco dopo, un compagno aveva aperto la scatola del suo puzzle.

Così la sua mamma era entrata in camera e, come se fosse la cosa più normale del mondo, aveva detto ai bambini: – Visto che Caterina non vuole che tocchiate i suoi giochi, d’ora in poi quando verrete a giocare qui ricordatevi di portare le vostre bambole o i vostri dinosauri, per piacere; Caterina, naturalmente, farà lo stesso quando verrà da voi. Ma adesso venite: la merenda è pronta!

I bambini, sorpresi da quelle parole, si recarono in cucina; qui, davanti a occhi sbarrati e a bocche spalancate la mamma aveva chiesto: – Be’? Cosa sono queste facce? Non avete fame?

I bambini erano seduti intorno al tavolo, ognuno davanti alla propria porzione di torta… Peccato, però, che ognuno di loro avesse nel piatto una fetta diversa da quella degli altri compagni: di cioccolato, di mele, di noci, di pere, di crema, di mirtilli: ce n’era per tutti i gusti; una merenda davvero strana…

– Ma così non è bello! – aveva detto delusa Caterina. – Dove si mettono le candeline? Perché non hai preparato la solita torta di cioccolato per tutti?

La mamma, tranquilla, aveva risposto: – L’ho fatta, certo, te ne ho dato un pezzo, ma per il resto… l’ho cucinata io, ed è solo mia: non dite sempre così anche dei vostri giochi? –. Poi continuò rivolgendosi agli altri bambini: – Comunque ognuno di voi ha la propria merenda: le vostre mamme mi hanno dato le vostre fette di torta stamattina quando ci siamo incontrate a scuola! Non è la stessa cosa?

– No, non è la stessa cosa, proprio per niente! – aveva risposto Caterina battendo i piedi per terra.

Dopo varie proteste, qualcuno timidamente aveva cominciato a mangiare: anche se tutte diverse, erano pur sempre fette di torta, doveva aver pensato qualcuno…

Più tardi, in camera, mettendo in ordine i suoi giochi, Caterina stava ripensando al pomeriggio: era contenta del discorso dei giocattoli, finalmente sembrava che la mamma avesse capito. Quello che non le era piaciuto per niente, invece, era la faccenda della torta…

Per un po’ di pomeriggi, nei giorni successivi, tutto era andato avanti bene: ognuno portava i propri giochi che si riportava via andando a casa.

Finché un giorno Caterina, a casa di Giulia, dopo aver dato per un momento la sua bambola all’amica, le aveva sussurrato: – Guarda che carina: ti si è addormentata in braccio!

– Aspetta! – aveva continuato illuminandosi. – Nella cesta dei tuoi giochi ho visto una copertina: vado a prenderla!

Ma proprio quando avevano coperto la piccola erano arrivate le mamme: per Caterina era ora di tornare a casa.

– Come facciamo, adesso? Non possiamo svegliare la tua bambola: sta dormendo così bene…

Cate aveva sbuffato, aveva fatto la faccia arrabbiata e poi aveva detto titubante: – Se prometti di tenerla bene al caldo e di prepararle una buona colazione quando si sveglia, te la lascio qui!

– Davvero?!? – Giulia non credeva alle sue orecchie.

Anche se non troppo convinta Cate aveva annuito.

Dopo quel giorno Caterina, non senza essersi accertata che la sua bambola fosse stata curata bene, ha inventato, con i suoi amici la catena dei giochi: Cate presta volentieri i suoi piattini colorati a Giulia a patto che lei, bravissima a cucinare, glieli restituisca pieni di cose buone; Giulia, a sua volta, dà a Cate il suo album chiedendole, però, di ridarglielo con un suo disegno. Gioca anche Marco che fa usare a Davide il suo pallone, però solo se lui promette di ridarglielo con una pedata in più, ben visibile, sulla plastica bianca che porta i segni di tutte le partite… Davide, in cambio, affida all’amico i suoi mattoncini per le costruzioni, curioso di scoprire sotto quale forma glieli renderà!

La catena di giochi va avanti e continua a  divertire tutti ancora oggi: in più si è, più ci si diverte; i giochi di Caterina, ora, sono pieni di segni, sogni e impronte dei suoi amici, come quella volta che i suoi compagni le avevano fatto i disegni sul gesso del braccio che si era rotta!

In fondo, prestarsi le cose, chi l’avrebbe mai detto, può anche essere bello.

Ma non è tutto: da quella volta Cate e i suoi amici hanno imparato anche che  una cosa da mangiare è buona se la si gusta da soli ma è mille volte più buona se la si mangia con gli amici: da quando prestarsi i giochi è diventato un gioco, infatti, finalmente sono ricominciate anche le grandi merende tutti insieme!

Il gioco dei giochi è un’esclusiva Donnamoderna.com, in collaborazione con Il Battello a Vapore. L’illustrazione è di Silvia Pusceddu.