Il muro dei sogni

Da quando aveva aperto il suo negozio, Cecilia faceva sognare tutti. Le piaceva vendere pigiami morbidi per scaldarsi d’inverno e camicie da notte fresche per le nottate estive: già le sarebbe bastato questo per renderla di buon umore…
In più i piccoli, ogni mattina, entravano nel suo negozio per raccontarle le storie che erano andate a trovarli la notte appena passata: questa abitudine le piaceva così tanto che un giorno decise di mettere una parete a disposizione dei bambini perché ci lasciassero sopra le avventure che avevano vissuto dormendo. Bastava uno schizzo, un segno che raccontasse qualcosa dei loro sogni: qualcuno scarabocchiava delle parole, chi ancora non sapeva scrivere disegnava.

il muro dei sogni
Nel giro di pochissimi giorni il muro del suo negozio era ricoperto di sciami di farfalle blu, un sole gigante, una nuvola di palloncini arancioni e un grande prato di margherite: lo spazio ancora libero era poco.

In mezzo a una famiglia di rane saltellanti, nuvole bianchissime, lettere colorate, un tappeto di coccinelle e un mare di gelato di fragole c’era anche qualche disegno scuro, un po’ di giganti mostruosi, due o tre animali feroci: erano gli incubi che facevano svegliare con il cuore che batteva forte, ma, per fortuna, bastavano le coccole della mamma e un po’ d’acqua per scacciarli.

Durante il giorno le persone si fermavano per ammirare il muro dei sogni. I bambini, entrando, indicavano la parete: – Guarda, mamma: la mia principessa! – diceva Caterina orgogliosa del proprio disegno. – Ti ricordi quando ho sognato di vivere in fondo al mare? – diceva Toku indicando il suo pesce giallo…
Quello che più colpiva erano i colori che, a ben pensarci, erano gli stessi che piacevano a lei…
Poco dopo entrando in negozio, Anita aveva detto entusiasta: – Mi piace quel pigiama color limone! Mamma, me lo compri? Dormendo con questo farò sicuramente dei sogni gialli! –. Il pensiero che aveva avuto la piccola aveva fatto sorridere Cecilia e l’aveva accompagnata, con una sensazione di allegria, durante tutta la giornata, ma quello che era successo il giorno dopo l’aveva davvero lasciata strabiliata: proprio Anita si era diretta al muro dei sogni disegnando una meravigliosa distesa di lucciole. Gialle.

Da quel giorno Cecilia aveva cominciato a osservare i colori dei disegni: – Bella la tua famiglia di grilli, Agata! Di che colore era la camicia da notte con cui hai dormito?
– Verde!

Era sempre più stupita mentre i bambini sembravano non accorgersi di nulla di strano: nei giorni successivi il disegno del mare fatto da Federico a cui aveva dato il pigiama azzurro e il ritratto di un gatto color mattone lasciato da Elena che aveva preso la camicia da notte arancione, avevano confermato i suoi dubbi…
Nel giro di poco tempo i colori dei disegni fatti dai suoi piccoli amici erano usciti dal muro dei sogni per ricoprire le pareti dell’intero negozio: a Cecilia era sembrata una buona idea lasciare ancora più spazio alla fantasia dei bambini; ora il negozio era ancora più speciale e sempre più persone si fermavano ad ammirarlo.

Le stelle splendenti che illuminavano la parete e le lucertole verdissime che vi si arrampicavano strizzavano l’occhio ai pigiami gialli e alle camicie da notte color prato impilate ordinatamente sullo scaffale accanto: Cecilia scuoteva la testa piena di meraviglia per quel segreto che aveva deciso di tenere tutto per sé.

Spesso era stata sul punto di raccontare ai bambini il potere dei suoi pigiami, ma tutte le volte si era convinta a non farlo pensando che la magia, una volta rivelata, sarebbe stata meno magica…

Il Battello a Vapore

La Fiaba Il muro dei sogni è un’esclusiva Donnamoderna.com, in collaborazione con Il Battello a Vapore. L’illustrazione è di Silvia Pusceddu.