Allattamento: i capezzoli introflessi

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credits: Alessandro Conti

Tutte le mamme hanno il latte. Così recita un noto slogan. E, allora? Come mai tante donne abbandonano l’allattamento al seno?
Perché, spesso, l’allattamento materno, non ha successo?
Una neomamma che vuole allattare ha bisogno di tanto incoraggiamento e di sostegno, da parte dei familiari, di parenti e amici, ma è anche vero che non in alcune situazioni non tutto scorre liscio.
Avere, quindi, a portata di mano il giusto rimedio può essere fondamentale.
Uno dei motivi che porta neo mamme ad abbandonare l’allattamento è la mancanza di informazione riguardo i principali problemi che possono insorgere all’inizio dell’allattamento.

Allattamento al seno: i capezzoli introflessi

Forma e dimensioni dei capezzoli non dovrebbero costituire un problema, perché i bimbi, quando si attaccano al seno, devono prendere buona parte dell’areola e non solo il capezzolo.
Tuttavia, in caso di capezzoli introflessi è necessario avere più aiuto e più pazienza.
È molto importante che il bimbo si attacchi al seno subito dopo la nascita, possibilmente entro la prima mezzora, quando il riflesso di suzione è molto attivo e il bambino, se non sono stati somministrati farmaci alla madre, prima della nascita, è motivato e vigile.
A volte basta questa prima poppata per far sì che i capezzoli fuoriescano.
Sarà molto difficile, invece, che un bimbo si attacchi a un capezzolo piatto o introflesso, quando si è già avviata la montata lattea, perché la sovradistensione della mammella agirà ancora di più sulla forma del capezzolo.
Un altro accorgimento può essere quello di indossare delle piccole coppette assorbi latte in plastica, chiamate anche conchiglie raccoglilatte, che, oltre a permettere di raccogliere le perdite di gocce di latte, spingono il capezzolo a sporgere.
In caso di capezzoli piatti o introflessi è controindicato dare ai bimbi ciucci o biberon, perché potrebbero confonderli impedendo il corretto attacco al seno.