Episiotomia: imparare a conoscerla

Episiotomia: operazione chirurgica che consiste nell’incisione chirurgica del perineo, per allargare l’apertura vaginale e facilitare quindi il parto.

episiotomia

credits: GabriellaCarofiglio

Sinceramente non mi ero mai chiesta cosa significasse, forse non ne avevo mai sentito parlare prima della nascita di Marta – lo so, mi sono compromessa, ho sbandierato la mia ignoranza –. Un po’ come primipara o toxoplasmosi: ti poni il problema quando ci sei dentro.

L’altro giorno, per puro caso, mi è capitato tra le mani un lungo articolo che parlava appunto di episiotomia, di come sia divenuta pratica diffusa, di come non sia da sottovalutare. Allarmate, dopo averlo letto ho fatto una veloce ricerca on-line e la frase che ho ritrovato spesso è stata «la situazione va valutata caso per caso», perché potrebbe avere delle complicanze.

Ho cercato di capire bene cosa succede durante la fase famosa di «Spinga, signora!». Durante le contrazioni dell’utero i tessuti del perineo si distendono fisiologicamente: di solito questo tempo è ben sopportato dal bambino, ma in casi di sofferenza fetale è necessario intervenire, facilitandone l’uscita con questa operazione. In casi di sofferenza fetale, non sempre. Navigando su siti specifici, leggendo riviste mediche, si può trovare l’elenco delle possibili conseguenze – non proprio positive – di tale operazione.

Al corso di preparazione al parto, seguito in un ospedale diverso da quello in cui avrei partorito (perché nel mio non lo organizzavano), l’ostetrica ci parlò di questa incisione, spiegandoci cosa fosse e come venisse praticata, ma non illustrandoci i casi in cui si effettua necessariamente; lei dava per scontato che si dovesse fare. E così probabilmente anche l’altra ostetrica, quella che ha fatto nascere la mia bimba. Sfortuna ha voluto che io non fossi ben informata a riguardo, per cui all’epoca non mi son posta proprio il problema: si deve fare e la faremo. Restando in tema sfortuna, di tagli il giorno del parto me ne hanno fatti due… bingo!
Il primo sbagliato – credo problemi di angolatura – il secondo giusto. Non c’era uno specchietto per vedere cosa stessero facendo, non c’era mio marito perché lì non fanno entrare i papà in sala parto. In più aggiungiamo che sono una che «non chiede mai». Ancora, a tagliare c’era la specializzanda, a cui tremava la mano – questo non l’ho visto, ma l’ho provato sulla mia pelle.

Un pizzico di forbici e via! Perineo inciso. Non ricordo se sia passato troppo o poco tempo da quel momento alla fuoriuscita di Marta, ho rimosso un po’. Mi sono detta che l’azione era giustificata: ho impiegato un’ora e mezza a spingere prima che lei facesse capolino, la mia bimba era grande, io un po’ mingherlina, il taglio probabilmente ci ha aiutate.

Ora, se riflettiamo sul fatto che con le materie mediche non ho molto a che fare, che non so darmi risposte scientifiche valide, capite bene quanto possa galoppare la mia testa e quante false verità possano venir fuori da esperienze pregresse. Come dire «ah! Ora ho capito perché mi è successa questa cosa! È colpa dell’episiotomia!». Bene, per evitare brutte figure o pensieri negativi, è consigliabile parlare, confrontarsi con il proprio ginecologo, quello in cui si è riposta fiducia, quello che abbiamo scelto come nostro compagno per i nove lunghi mesi; non fare come me, insomma, che da brava introversa mi tengo tutto dentro… qua ne va della nostra salute.