La moxibustione: cos’è e a cosa serve

Il feto ha la possibilità di mettersi in posizione cefalica (a testa in giù) entro la 32/34 esima settimana di gravidanza. Nel 4% dei casi però, il bambino non si gira e rimane in posizione podalica. Ma è possibile fare in modo che si giri in tempo senza dover ricorrere necessariamente al taglio cesareo?

moxibustione

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Esiste un’alternativa alla classica manovra di rivolgimento e viene dalla medicina naturale: si chiama moxibustione o moxa.

Cos’è la moxibustione e a come agisce?

La moxibustione è un’antica tecnica usata nella medicina tradizionale cinese. Consiste nell’utilizzo di un bastoncino di artemisia (o carbone di artemisia) da incendiare ad un’estremità e avvicinare ai punti energetici dei meridiani a seconda del tipo di intervento da fare.
Vengono collocati due coni di artemisia sui mignoli dei piede (uno per ogni piede), i coni vengono poi accesi e lasciati bruciare fino al proprio esaurimento.

I punti su cui vengono poggiati i coni sono detti “punti Zhiyin” e corrispondono al meridiano della vescica collegato all’utero. La stimolazione dei punti Zhiyin provoca un aumento dei movimenti fetali invitando il bambino a girarsi.
L’operazione deve essere ripetuta, a partire dalla trentaquattresima settimana di gravidanza, due volte al giorno su entrambi i piedi per 15 minuti ciascuno.

Sembra semplice ma per eseguire la moxibustione occorre l’aiuto di un esperto per posizionare i coni o i bastoncini di artemisia nel punto esatto.
Gli ospedali che la praticano sono pochi ed è più semplice trovare un’ostetrica o un naturopata che la eseguano a domicilio.
Una volta presa confidenza con la manovra sarà possibile poi ripeterla a casa in completa autonomia.

Gli stessi punti Zhiyin possono essere stimolati anche attraverso sedute regolari di agopuntura ma anche tramite la stimolazione manuale da parte del futuro papà per esempio.